Il surfista romano compie l’impresa del secolo a Punta Roca: battuto in finale il leader iridato Italo Ferreira. È il primo trionfo storico per un atleta italiano nel circuito maggiore WSL.
Ci sono confini geografici che sembrano scritti nel destino, barriere naturali che teoricamente dovrebbero precludere certe strade. Immaginare un atleta italiano sul tetto del mondo nel surf da onda è un po’ come sognare un campione di sci alpino cresciuto tra le dune del deserto. Eppure, la realtà ha superato la fantasia. A Punta Roca, sulla costa selvaggia de La Libertad in El Salvador, Leonardo Fioravanti ha scritto la pagina più importante e incredibile della storia del surf italiano.
Il ventiseienne cresciuto tra le onde di Cerveteri ha scardinato i dogmi di una disciplina da sempre dominata dai colossi oceanici – australiani, americani, brasiliani – diventando il primo surfista nato e cresciuto nel bacino del Mediterraneo a conquistare una tappa del prestigioso Championship Tour della World Surf League (WSL). Non è stato il colpo di fortuna di un pomeriggio, ma il culmine di un viaggio epico fatto di sacrifici estremi, rinascite e una determinazione d’acciaio.
Le lacrime di un re: “Dieci anni per questo momento”
Appena uscito dall’acqua, la tensione accumulata in anni di sfide si è sciolta in un pianto liberatorio. Sostenuto e portato in trionfo sulle spalle dai colleghi e amici Ramzi Boukhiam e Connor O’Leary, l’azzurro – che gareggia orgogliosamente con il numero 46 sulla muta in omaggio al suo idolo Valentino Rossi – ha faticato a trovare le parole.
“Tutto questo è irreale, non mi sembra vero”, ha urlato Fioravanti con la voce rotta dall’emozione. “Questo sport sa essere incredibilmente duro, ti logora. Ho speso gli ultimi dieci anni della mia vita nel circuito con l’unico obiettivo di vincere una tappa. Ci sono andato vicino tante volte, ho masticato amaro, e ora che ci sono riuscito fatico a crederci.”
Il pensiero del surfista romano è andato immediatamente al suo nucleo più stretto: al coach Richard “Dog” Marsh, al suo staff, ai tifosi e alla moglie Sophia Wilson, sposata lo scorso settembre, che ironicamente lo aveva avvisato di non vincere in sua assenza. Ma il ricordo più nitido era legato alla cocente delusione della finale persa l’anno scorso a Pipeline, alle Hawaii, una ferita che si è rimarginata solo oggi, sul palcoscenico centroamericano.

Il gigante brasiliano cade sotto i colpi dell’italiano
Per salire sul gradino più alto del podio, Leonardo ha dovuto superare l’ostacolo più grande: la maglia gialla del leader del ranking mondiale. Un avversario dal nome che sembra un beffardo scherzo del destino, Italo Ferreira. Il fuoriclasse brasiliano non è un rivale qualunque: iridato nel 2019 e primo oro olimpico della storia a Tokyo 2020. Nonostante una vistosa fasciatura al ginocchio dovuta ai tagli rimediati sui sassi taglienti del fondale nei giorni precedenti, Ferreira è arrivato all’atto conclusivo dopo aver demolito l’altro mostro sacro Gabriel Medina.
Ma contro il Fioravanti visto in El Salvador non c’era tattica che tenesse. L’italiano ha blindato la finale fin dalle battute iniziali, stampando un eccezionale 8.33 nella prima onda e blindando il risultato poco dopo con un solido 7. Una prestazione chirurgica che ha annichilito la reazione del campione brasiliano, costretto ad arrendersi alla superiorità dell’azzurro.
Una cavalcata trionfale tra brividi e sangue freddo
Il percorso di Leo verso la gloria è stato un crescendo di emozioni. Nei turni precedenti, il surfista laziale ha dovuto fare i conti con l’agguerrita pattuglia brasiliana, superando in sequenza Mateus Herdy e Samuel Pupo. Nei quarti di finale è arrivato il capolavoro tecnico contro il francese Marco Mignot, dove Fioravanti ha cavalcato l’onda più spettacolare dell’intero evento, premiata dai giudici con un roboante 9.
La semifinale contro il giapponese Kanoa Igarashi – storico compagno di scuderia ai tempi della Quiksilver, prima del passaggio di Leo al brand K-Way – ha fatto invece sussultare i cuori degli appassionati. Dopo una partenza fulminea, l’azzurro ha temporeggiato troppo nella scelta della seconda onda, permettendo il rientro dell’avversario. Ma la maturità agonistica dello “Stallone Italiano”, soprannome guadagnato sul campo per la sua potenza, è emersa proprio nei minuti finali, congelando la qualificazione con una gestione dei nervi da veterano.
L’estasi dei social e l’orgoglio della Federazione
Mentre a Punta Roca si consumavano i festeggiamenti, in Italia la notte si accendeva di entusiasmo. I social network sono stati letteralmente sommersi da messaggi di giubilo da parte di tifosi, colleghi e addetti ai lavori. La stessa WSL ha celebrato l’evento definendolo “una vittoria monumentale”.
Particolarmente toccanti le parole del presidente della Fissw (Federazione Italiana Surfing, Sci Nautico e Wakeboard), Claudio Ponzani, che ha seguito l’intera diretta notturna:
“Siamo immensamente orgogliosi di Leonardo. Questo trionfo è il giusto premio per il suo infinito spirito di sacrificio e rappresenta uno spartiacque per tutto il movimento italiano. Leo sta esprimendo un livello di surf mai visto prima, meriterebbe di vincere il titolo mondiale. Grazie a lui il futuro del surf in Italia è radioso.”
Sguardo al futuro: la top 3 mondiale e il sogno iridato
La straordinaria impresa in El Salvador rivoluziona completamente la geografia della classifica mondiale. Con i punti conquistati, Leonardo Fioravanti scala ben sei posizioni e si insedia al terzo posto del ranking iridato. Si tratta del punto più alto mai toccato in carriera dall’azzurro, che oggi rappresenta l’unica vera minaccia all’egemonia brasiliana nella top 5, stretta tra Ferreira, Medina, il campione in carica Yago Dora e i fratelli Pupo. (Tra le donne, nel frattempo, la leggenda hawaiana Carissa Moore ha firmato l’evento battendo l’australiana Tyler Wright, mentre Gabriela Bryan conserva la vetta della classifica).
Il carrozzone del surf mondiale non si ferma: la sesta tappa è alle porte e si disputerà proprio in casa dei rivali, a Saquarema, in Brasile. Sarà il giro di boa di una stagione fin qui memorabile, prima della sosta che anticiperà le temibili e gigantesche onde di Teahupoo, a Tahiti, uno spot dove l’azzurro ha già dimostrato di saper guardare la paura negli occhi. A inizio anno Leo aveva dichiarato di puntare a due vittorie stagionali: la prima è arrivata, la storia è già scritta, ma il bello potrebbe ancora dover venire.
