Il relitto della Haven a Genova fa un’altra vittima tra i sub

Uno dei più grandi relitti del Mediterraneo, quello della super petroliera Haven affondata al largo di Arenzano nel 1991, miete un’altra vittima. Si tratta del sub Giovanni Sclavi di Pavia. Sono ben 7 i sommozzatori morti dal 2015 sul sito della nave.

I resti della Haven, la petroliera affondata l’11 aprile del 1991 al largo di Genova, costituiscono uno dei più grandi relitti del Mediterraneo raggiungibili tramite immersioni. A una profondità di circa 80 metri al largo di Arenzano, la nave è meta di centinaia di esplorazioni che si susseguono per gran parte dell’anno da appassionati, studiosi e associazioni di diving. Non è raro tuttavia che qualcuno paghi un prezzo molto caro per portare a termine questa esplorazione.

Come è capitato purtroppo a Giovanni Sclavi, un esperto sommozzatore di Pavia che dopo essersi immerso sul sito della petroliera con un team di subacquei domenica 3 dicembre in seguito a un problema a perso la vita. Da una prima ricostruzione dell’incidente sembra che dopo essersi sentito male, Giovanni Sclavi si sarebbe tolto il respiratore, annegando. Resisi conto di quanto accaduto, i compagni di immersione hanno immediatamente dato l’allarme e sul posto sono intervenuti sia i vigili del fuoco che un elicottero della Guardia Costiera, ma purtroppo non c’è stato nulla da fare. Nel frattempo la procura ha aperto un fascicolo e l’autopsia sul corpo del sub che è stata disposta dagli inquirenti darà alcune risposte sulle effettive cause della tragedia.

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Haven

Un relitto tanto affascinante, quanto pericoloso

Con Giovanni Sclavi salgono a 7 le persone morte, dal 2015 a oggi, al largo di Arenzano mentre erano impegnate nella visita alla Haven. A luglio del 2018 i soccorritori recuperarono dopo giorni di ricerche il corpo di Ornella Bellagarda, piemontese di 50 anni. Il 13 maggio 2017 morì Guido Halte, guida subacquea svizzera di 45 anni. Nel 2015 sono stati addirittura 4 i morti: il 5 aprile Julien Giller, svizzero di 34 anni; il 16 maggio due amici olandesi, Roland Vervoort e Paul Hendrius, 46 e 53 anni, mentre il 16 ottobre viene stroncato da un’embolia Michael Eberleh, sub tedesco di 61 anni.

In molti ricordano ancora l’incidente che coinvolse nel 1991 la Haven. Durante le operazioni di travaso di greggio da una cisterna all’altra, una violenta esplosione scoppiò a bordo della super petroliera lunga 334 m. Per tre giorni un violento incendio bruciò tonnellate di greggio e dalla nave si spezzò il troncone di prua facendolo colare a picco per oltre 250 metri.

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Meglio affidarsi ai centri diving

Attualmente le pareti del relitto della Haven sono ricoperte di grosse e robuste ostriche, da coloratissimi anemoni gioiello e da altre interessanti forme di vita marina. Osservando con attenzione negli anfratti e in mezzo alle tubazioni del relitto, si possono vedere gronghi, aragoste, gamberi. Mentre affacciandosi dagli ampi finestroni che contornano il perimetro della plancia, si può ammirare una indimenticabile e suggestiva visione del blu circostante.

Per ragioni di sicurezza nelle visite al relitto della Haven è consigliato di affidarsi all’esperienza dei centri diving e alla loro pianificazione delle immersioni, dettate dalla profonda conoscenza del relitto.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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