Il “Nina Pope” affonda: salvo l’equipaggio, ma lo skipper annega

Durante una traversata in pieno Atlantico il Grand Soleil 54 “Nina Pope” subisce una falla nello scafo e affonda in pochi minuti. Lo skipper e armatore riesce a mettere in salvo due membri dell’equipaggio sulla zattera, ma lui rimane incastrato a bordo.

Una delle norme auree della navigazione vuole che in caso di emergenza o di pericolo il comandante debba abbandonare la nave per ultimo, quindi mettere in sicurezza tutti i membri dell’equipaggio e provvedere là dove possibile a salvare le carte, i documenti e i libri di bordo, nonché tutti gli oggetti di valore affidati alla sua custodia. Solo dopo può finalmente sbarcare e mettersi in salvo. È un’antica legge del mare che vale in tutto il mondo, compreso l’ordinamento italiano che infatti riporta tale regola nel Codice della Navigazione.

È una legge sacrosanta, quanto a volte spietata, come nel caso dello skipper svizzero Benno F., armatore del Grand Soleil 54 “Nina Pope”, che per rispettarla fino in fondo ci ha rimesso la vita. Questa è la storia del suo tragico incidente avvenuto il 14 marzo del 2024 al largo di Capo di Buona Speranza.

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Nina Pope

La passione per la vela nata su un lago svizzero

A 72 anni Benno era uno skipper esperto che navigava da oltre 50 anni e che, una volta andato in pensione, aveva scelto di fare un giro del mondo a vela. La sua carriera velica in realtà era iniziata per caso sul lago di Sempach, in Svizzera, a bordo di un Vaurien. In seguito aveva navigato in regata sui monotipi 505 e ha praticato il surf insieme al fratello. Il sogno di possedere un proprio yacht a vela per navigare sugli oceani per lui si era realizzato nel 2014. Ma quel primo cabinato andò distrutto in un incendio scoppiato nel marina turistico di Aguadulce, vicino ad Almeria, in Spagna. Nonostante lo sconforto, Benno aveva sostituito la barca con un bellissimo Grand Soleil 54 varato nel 2009 e battezzato “Nina Pope”.

Ed è proprio sul quel Grand Soleil 54 di 16 metri che Benno stava mettendo in pratica la sua voglia di andare a spasso per gli oceani. In parte per finanziarsi una parte dei costi del viaggio e in parte per farsi aiutare nelle manovre metteva a disposizione di clienti appassionati di vela d’altura dei posti barca per determinati passaggi oceanici.

Nina Pope

Temporale in arrivo, meglio salpare

Al suo ultimo annuncio avevano risposto due imprenditori con la passione per la vela oceanica: Marcelo Osanai, brasiliano di 38 anni, e Balthasar Wyss, svizzero-americano di 52, entrambi navigatori esperti. Il “Nina Pope” si trovava ormeggiato nel porto di Tristan da Cunha sull’isola di Sant’Elena. Un luogo splendido e remoto, proprio in mezzo all’Atlantico. Studiando le previsioni meteorologiche Benno si aspettava un grosso temporale previsto nelle ore successive e aveva ritenuto che quel porto non fosse abbastanza sicuro per affrontare il mal tempo in arrivo. Così aveva preferito prendere il mare puntando verso Capo di Buona Speranza, circa 1.300 miglia a Sud Est.

Dopo essere salpati tuttavia, a distanza di poche ore, il “Nina Pope” è stato investito da una grossa tempesta. Il vento era salito rapidamente raggiungendo e superando i 40 nodi, il mare si era gonfiato e le onde sembravano essere enormi. Il Grand Soleil 54 continuava a battere sulle onde. Ma non era quello il problema peggiore. Dopo un turno di guardia, infatti, uno degli uomini dell’equipaggio al rientro sottocoperta si è accorto che c’era acqua sul pagliolato del quadrato e ha subito lanciato l’allarme.

Emergenza: c’è una falla a bordo!

Una rapida ispezione ha fatto subito capire a Benno che c’era qualcosa che non andava: lo scafo da qualche parte aveva ceduto, c’era una falla ed era pure bella una grossa. Subito l’equipaggio ha provveduto ad attivare le pompe di sentina in dotazione sul “Nina Pope”. Ma nonostante gli sforzi, dopo circa 30 minuti è stato evidente che quei dispositivi non erano in grado di tenere sotto controllo l’ingresso dell’acqua a bordo. La situazione era grave, la barca lontana miglia e miglia dalla costa, il buio tutto attorno. E la burrasca non accennava a diminuire. Anzi il vento era salito a 50 nodi e c’erano onde di 8 metri. Così Benno è stato costretto a ordinare l’abbandono della barca. Era da poco passata la mezzanotte.

Così, dopo avere aperto la zattera e averla messa in mare, Benno ha lanciato il mayday indicando chiaramente nel messaggio la posizione del “Nina Pope”, il numero di membri dell’equipaggio e il fatto che stessero tutti per abbandonare la barca perché si aspettavano che questa di lì a breve sarebbe affondata.

Nina Pope

Benno è rimasto incastrato a qualcosa

Era notte fonda, pioveva e tirava un vento fortissimo, fare qualsiasi cosa era molto difficile. Benno ha fatto salire sulla zattera i suoi due ospiti e poi si è preparato a salire lui a bordo, ma prima di farlo, ha sciolto la zattera. Nel momento però in cui si è mosso per saltare sulla zattera, qualcosa lo ha trattenuto a bordo della barca, probabilmente la cintura di sicurezza che indossava si è incastrata da qualche parte.

Benno ha lottato per liberarsi e mettersi in salvo, ma non ce l’ha fatta E a un certo punto il Grand Soleil 54 si è inabissato in modo repentino e lo ha trascinato a fondo. I due sopravvissuti, Marcelo Osanai e Balthasar Wyss, hanno raccontato di aver assistito alla scena come se non fosse reale, “sembrava un film” hanno detto, e ci hanno messo un po’ a realizzare che invece era tutto vero e che Benno purtroppo in pochi secondi non c’era più.

Nina Pope

I superstiti salvati da una petroliera

Fortunatamente, il mayday lanciato pochi istanti prima dallo skipper era stato intercettato dall’Autorità Sudafricana per la Sicurezza Marittima (SAMSA) che ha inoltrato la richiesta di soccorso alla vicina petroliera di 300 metri “Front Pollux”. L’equipaggio della petroliera ha quindi avviato una rischiosa operazione di salvataggio. E alla fine ha trovato i due sopravvissuti nella loro piccola zattera di salvataggio grazie all’aiuto dei segnali dell’Epirb e del segnalatore di soccorso Garmin.

A bordo del cargo, gli uomini soccorsi hanno ricevuto indumenti e bevande calde e sono stati sottoposti a visite mediche. A parte la stanchezza e lo shock, entrambi non hanno riportato ferite. La petroliera è arrivata a Città del Capo il 19 marzo.

Ma perché il “Nina Pope” è affondato?

Le cause esatte dell’affondamento del Grand Soleil 54 sono ancora in corso di accertamento. Difficilissimo appurarle con la barca inabissata. La cosa certa è che qualcosa ha ceduto: potrebbe essere stato lo scafo, messo alla prova dai colpi del mare, o la carena, danneggiata forse da una collisione con un oggetto non identificato sommerso, un impatto che però nessuno a bordo ha percepito. Le cause potenziali del disastro includono i bulloni della chiglia o una falla in una presa a mare. La Guardia Costiera sospetta che il “Nina Pope” sia entrato in collisione con un container alla deriva durante la traversata. Questo avrebbe causato un foro sotto la linea di galleggiamento.

Indipendentemente dalla dinamica degli eventi, ciò che è accaduto ha tragicamente portato alla perdita di Benno F., che fino all’ultimo momento ha dimostrato la sua dedizione come skipper, mettendo la sicurezza dei suoi passeggeri al primo posto e sacrificando sé stesso. La tragica vicenda del “Nina Pope”, che è stata riportata nei giorni scorsi anche dal magazine tedesco “Segel Report” rimarrà sicuramente nella storia della nautica.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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