È di prossima uscita il libro “Mare selvaggio. Storie di vita e di vela” in Ambrogio Beccaria uno dei più forti velisti degli ultimi anni ripercorre la propria storia velica e umana e spiega cosa vuol dire essere un protagonista della navigazione oceanica.
Il buio, la mancanza di sonno e il cibo non propriamente appetitoso, sono tutte cose che deve mettere in conto chi si avventura in una navigazione oceanica in solitaria. Ma le insidie sono molte altre, come il dover schivare le navi cargo, affrontare il vento che non molla o più semplicemente avere a che fare con sé stessi e basta. “Alla fine si impara e si va avanti”, racconta in “Mare selvaggio. Storie di vita e di vela” (Editore Mondadori, 156 pagine, 17,58 euro) Ambrogio Beccaria, che è considerato uno dei più forti velisti della sua generazione.
Nato a Milano nel 1991 e giovane promessa della vela italiana, Beccaria si è conquistato negli ultimi anni il palcoscenico della navigazione oceanica grazie alle sue sorprendenti vittorie e ai suoi incredibili record. Dopo una carriera nella classe dei piccoli cabinati oceanici Mini 6,50, con il suo Class 40 “Alla Grande Pirelli” ha trionfato in prestigiose competizioni internazionali come la “Normandy Channel Race” e la “Transat CIC”.
Il sogno, la paura e la voglia di vincere
Ma il suo non è solo il percorso di un campione che è riuscito a coronare il sogno che aveva da bambino: vivere una vita che immaginava come “un’eterna estate, un infinito mare da lì all’oceano”. È anche la storia di chi, navigando oltre l’orizzonte, oltrepassa i propri limiti; di come, talvolta, sfiorare la morte apra paradossalmente alla forma più intensa di contatto con la vita; e di quanto seguire il vento possa condurre a rotte inaspettate.
In questo libro autobiografico, scritto a quattro mani insieme a Matteo Caccia, scrittore e conduttore radiofonico con cui Beccaria ha collaborato nel podcast “Ambrogio Atlantico” Beccaria ripercorre la propria storia velica e umana raccontando tanti aneddoti ed esperienze fondamentali per la sua crescita ed evoluzione professionale.
Ecco cosa c’è dietro un regata in oceano
“Quando da bambino entravo in acqua, lo facevo con le spalle verso il largo – scrive “Bogi”, come lo chiamano gli amici – troppo grande e troppo lontano l’orizzonte. Me lo raccontava la nonna Milli: il mio rapporto con il mare, da bambino, non era partito con il passo giusto. Forse invece era l’inizio di qualcosa di profondo e viscerale, come se avessi avuto paura di sbagliare, di offendere qualche dio del mare…”.
“Mare selvaggio” è anche l’incredibile racconto di ciò che accade prima, durante e dopo certe regate leggendarie: le partenze estenuanti, l’adrenalina della navigazione, gli arrivi al cardiopalma, l’imprevedibilità della natura, le notti insonni e gli incontri ravvicinati con le balene. Ma è anche un diario di bordo, un viaggio interiore alla ricerca della libertà e di un senso più profondo che, forse, solo il mare selvaggio è in grado di offrire.
Photo credits: Martina Orsini.


