Il flop di Oceandiva: Londra non vuole il super yacht per le feste

A seguito delle proteste dei residenti e attivisti per l’ambiente londinesi il progetto di intrattenimento sul Tamigi che aveva come location il maxi yacht “Oceandiva” è stato cancellato.

Doveva essere il maxi yacht dei party scatenati, dell’intrattenimento sull’acqua, delle crociere rivoluzionarie destinate ad accendere le notti della capitale britannica lungo le acque del Tamigi. E invece Londra dice no a Oceandiva. Dopo l’onda di proteste dei cittadini e degli ambientalisti il progetto lanciato dalla società Smart Group è naufragato inesorabilmente.

Costruita in un cantiere navale olandese e più grande di qualsiasi altra nave da intrattenimento operante sui fiumi britannici con i suoi 86 metri di lunghezza, Oceandiva è costata 25 milioni di sterline e avrebbe dovuto iniziare a ospitare eventi già nella primavera del 2023. Ma l’arrivo di quel mega yachts ingombrante e votato al chiasso fin dall’inizio ha incontrato molte resistenze. Innanzitutto da parte dei residenti che abitano lungo le sponde del fiume preoccupati dalla prospettiva di passare notti insonni e ritrovarsi con migliaia di passeggeri ubriachi lungo i moli vicino al Tower Bridge. Con la sua capienza infatti Oceandiva è in grado di ospitare dalle 1.000 alle 1.500 persone per volta.

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Oceandiva

Chiasso, ingombro e impatto paesaggistico

Le stesse associazioni di attivisti per l’ambiente hanno espresso nei mesi scorsi molta inquietudine per una nave che di fatto sembra una “corazzata” e ha un impatto visivo enorme sul paesaggio circostante. Il corso d’acqua del Tamigi, inoltre, pur navigabile, non è poi così largo e si adatta a un naviglio medio – piccolo.

Ma al di là delle rivolte popolari, Oceandiva ha subito lo smacco finale, nel giugno scorso quando durante i test di navigabilità sul Tamigi si è schiantata contro una chiatta ormeggiata. Secondo il Marine Accident Investigation Branch, l’Ente governativo autorizzato a indagare su tutti gli incidenti marittimi nelle acque del Regno Unito, l’incidente è tuttora in fase di indagine. Un’altra indagine è stata avviata anche dalla Port of London Authority, preposta al controllo del fiume. L’impressione, in generale, è che questo yacht fosse oggettivamente troppo grande per un fiume come il Tamigi.

Chloe Jackson, amministratore delegato di Smart Group, la società di intrattenimento che avrebbe dovuto gestire Oceandiva, ha commentato in modo amaro la chiusura del progetto: “La combinazione di sfide normative e inadeguatezze infrastrutturali si è rivelata troppo grande da superare. In ogni caso Londra ha perso un’ottima opportunità. Secondo le nostre stime, la città avrebbe avuto vantaggi economici per 77 milioni di sterline”. Sicuramente però ci ha guadagnato in tranquillità e impatto ambientale.

 

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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