Quarant’anni fa, era il 20 giugno del 1975, veniva proiettato per la prima volta il film Lo Squalo di Steven Spielberg, un capolavoro della storia del cinema che ha innescato in tutti noi la paura verso questi animali. Nessuno dopo questa pellicola ha mai più fatto il bagno a cuore leggero. Anche se la verità degli oceani è un’altra.

La ragazza inghiottita di notte mentre fa un bagno, il bambino che scompare a pochi metri dalla spiaggia, le boe tirate sott’acqua con forza micidiale, l’esplosione della bombola da sub nelle sue enormi fauci. Sono tanti i fotogrammi che tutti noi abbiamo impressi nella mente dal film Lo Squalo, una delle pellicole più terrificanti della storia del cinema. Ma su tutti c’è forse il viso malinconico e tirato dalla paura di Martin Brody, il capo della polizia di Amity magistralmente intepretato da Roy Scheider. È lui che intuisce subito che il mostro esiste davvero, è lui che deve difendere la comunità di quella cittadina affacciata sull’oceano e la sua famiglia, è lui che improvvisando e lottando contro tutto e tutti dovrà uccidere la bestia.

E allora quello sguardo triste, segnato dal sole, dal vento e dalla rabbia verso chi non vuole chiudere le spiagge di Amity per non perdere il profitto della stagione turistica. Martin Brody siamo tutti noi alla fine.

Un poliziotto triste e solo contro la natura

A oltre 40 anni di distanza dalla sua uscita nei cinema, era il 20 giugno del 1975, il film di Steven Spielberg non ci stanca mai e come tutti i capolavori chiede di essere visto e rivisto ancora una volta per provare quella paura atavica del mare, i suoi abissi e le sue creature mostruose. Ma anche per tifare quella faccia triste di un uomo solo contro la natura.

Il titolo originale del film di Spielberg era Jaws, ossia “mascelle”, le mostruose fauci dello squalo bianco che di colpo in quel 1975 sono entrate nel nostro immaginario collettivo, nei nostri incubi. Dopo questa pellicola nessuno di noi è più entrato in mare con la stessa disinvoltura per fare un bagno, una battuta di pesca, ma anche per una veleggiata o una surfata tra le onde. Merito di quelle mascelle taglienti come una tagliola che spuntavano fuori dalle placide acque del Massachusetts (Usa), merito di una grande storia tratta dall’omonimo romanzo di Peter Benchley, ispirato a un episodio realmente accaduto (gli attacchi di squali del Jersey Shore del 1916). Ma merito anche di una colonna sonora strepitosa firmata da John Williams: un motivetto composto dall’alternanza ossessiva di due sole note, mi e fa, veramente terrificanti e che ancora oggi sono sintomatiche di ogni pericolo imminente.

Gli effetti speciali e quella colonna sonora agghiacciante

Tra le tante curiosità di questo film campione di incassi che è stato il primo esempio di blockbuster mondiale c’è quella che fu girato in realtà nell’isola di Martha’s Vineyard in Massachusetts, un posto che non figura affatto nei luoghi maggiormente popolati di squali degli Stati Uniti. Ma molte scene in mare aperto sono ambientate in Australia. Celebri sono anche gli effetti speciali che all’epoca erano merce rara. Questo spiega perché lo squalo protagonista nella prima ora e venti di film non si vede mai interamente. I 3 squali meccanici utilizzati nel film infatti non funzionavano alla perfezione e uno si era addirittura inabissato. Ma questo inconveniente permise a Spielberg di giocare al massimo con la suspense.

Ma la vera caratteristica dello Squalo di Spielberg è stata proprio quella di avere creato una paura smisurata, collettiva, ingiustificata verso gli squali. Generando soprattutto un grande equivoco sulla vita degli squali. La teoria che gli squali prendano di mira gli esseri umani e che siano mangiatori di uomini sulla quale si fonda la pellicola è assolutamente lontana dalla realtà. Ogni volta che vediamo la gente in televisione circondata da squali, è sicuro al 99 per cento che gli squali sono stati attirati con un’esca. Per natura infatti gli squali preferiscono stare lontano dalla gente. Figurarsi mangiarseli.

 

Il grande equivoco sulla natura degli squali

La verità è che gli squali di tutto il mondo sono in pericolo. L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura ha condotto studi sugli squali e ha scoperto che il 30 per cento delle specie sono sotto minaccia o a rischio estinzione. Ogni anno si calcola che vengano uccisi 100 milioni di squali, anche a causa della crescente popolarità culinaria della zuppa di pinne di squalo. L’effetto che il film fece sulle persone, generando una psicosi collettiva verso gli squali, non piacque nemmeno a Peter Benchley che pentito del suo romanzo addirittura nei primi anni 2000 scrisse un altro libro dal titolo Squali in pericolo, questa volta, per difenderli.

Quel che è certo è che il film Lo Squalo rimane a distanza di quarant’anni un vero capolavoro dell’horror, una storia di una potenza enorme, atavica, come la paura dell’uomo verso il mare e le sue creature, anzi verso sé stesso perché è la creatura più pericolosa di tutte.

Il mare sconfinato, mostruoso e romantico di Morten Strøksnes

Avatar
David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

No Comments Yet

Leave a Reply

Your email address will not be published.