Dopo le incertezze iniziali che avevano messo in allarme diportisti e professionisti, le nuove norme chiariscono la legittimità degli strumenti da taglio in barca: ecco come navigare in regola tra giustificati motivi e limiti tecnici.
Il sospiro di sollievo arriva direttamente dalle aule parlamentari: il coltello da marinaio, compagno inseparabile di ogni lupo di mare, non finirà fuorilegge. Lo scorso 24 aprile, la Camera ha apposto il sigillo definitivo sul nuovo e tanto discusso Decreto Sicurezza, introducendo correzioni provvidenziali che rimescolano le carte rispetto alla bozza originale.
La prima versione del provvedimento aveva infatti sollevato un polverone di polemiche, poiché prevedeva restrizioni severissime sui coltelli pieghevoli dotati di blocco della lama superiore ai 5 centimetri. Una misura che, se confermata, avrebbe trasformato migliaia di velisti e skipper in potenziali trasgressori da un giorno all’altro.

Il dietrofront che tutela chi va per mare
La formulazione iniziale del decreto era apparsa ai più come un eccesso di zelo legislativo, capace di colpire indiscriminatamente non solo chi gira armato con cattive intenzioni, ma anche intere categorie di lavoratori e sportivi. Dagli alpinisti impegnati in parete ai cacciatori nel bosco, fino ad arrivare a chi si trova in pozzetto a dover recidere una cima in emergenza: il rischio di una criminalizzazione di massa era concreto.
Fortunatamente, il testo approvato definitivamente ha ristabilito un principio di realtà, specificando che il porto di determinati strumenti da taglio al di fuori delle mura domestiche rimane lecito, a patto che sia sorretto da una valida ragione pratica.

Identikit dell’attrezzatura ammessa
Ma quali sono, nello specifico, le lame che possiamo continuare a tenere in tasca o nel gavone? La nuova normativa traccia un perimetro abbastanza chiaro. Sono considerati legali gli strumenti a lama fissa, purché affilati o appuntiti, che superino gli 8 centimetri di lunghezza.
Per quanto riguarda invece i modelli pieghevoli — i più comuni tra chi naviga — il via libera arriva per le lame pari o superiori ai 5 centimetri, anche se dotate di sistemi di blocco di sicurezza o di meccanismi che ne permettono l’apertura con una sola mano. In pratica, il classico coltello nautico con scioglinodi e lama bloccabile rientra pienamente nella categoria degli oggetti consentiti.

L’importanza del “perché”: il giustificato motivo
Nonostante l’apertura della norma, non bisogna abbassare la guardia: la legalità del possesso non è assoluta, ma condizionata. Il fulcro di tutto resta il concetto di “giustificato motivo”. In termini semplici, chiunque venga trovato in possesso di un coltello deve poter spiegare in modo convincente — e contestualizzato — la necessità di averlo con sé. Trovarsi su un’imbarcazione, essere diretti verso il porto o stare svolgendo lavori di manutenzione sono tutte motivazioni valide e oggettive.
Attenzione però: l’onere della prova ricade interamente sul cittadino. In caso di un controllo da parte delle autorità, spetta a noi dimostrare che quella lama serve a navigare e non a offendere. Chi non sarà in grado di fornire una spiegazione plausibile rischia grosso: il codice ora prevede pene detentive che vanno dai 6 mesi ai 3 anni, oltre a pesanti sanzioni amministrative che restano a discrezione del Prefetto.
Le lame “proibite”: quando non ci sono scuse
Se per i coltelli da lavoro il legislatore ha mostrato flessibilità, la tolleranza diventa zero per altri tipi di oggetti considerati intrinsecamente pericolosi o atti all’offesa. Non esiste infatti giustificato motivo che tenga per il porto di coltelli a doppio filo (le classiche daghe o pugnali con entrambi i lati affilati) o per quelli dotati di lama a scatto superiore ai 5 centimetri. Restano nell’illegalità anche i modelli “butterfly” (a farfalla) e tutti quegli strumenti da taglio camuffati da oggetti di uso comune o occultati all’interno di bastoni o altri accessori.
Il nuovo regolamento, entrato ufficialmente in vigore il 25 aprile dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, segna dunque un punto di equilibrio. Per chi naviga, la regola d’oro resta la stessa di sempre: il coltello è un attrezzo fondamentale per la sicurezza a bordo, e come tale va trattato, custodito e utilizzato esclusivamente nel suo habitat naturale: il mare.
Photo credits: J.-Kubica.

