I solitari dell’Arkea Ultim Challenge pronti a partire

“Arkea Ultim Challenge Brest”, la regata intorno al mondo più attesa dell’anno prende il via domenica 7 gennaio da Brest, in Francia. In gara 6 veterani a bordo dei super veloci trimarani della classe Ultim.

Non solo una regata, ma un’avventura epica e una sfida mentale e fisica straordinaria. Si chiama “Arkea Ultim Challenge Brest” ed è una specie di Vendée Globe riservato alla classe dei trimarani di 32 metri Ultim quello che salpa domenica 7 gennaio 2024 da Brest, in Francia.

Sono 6 gli skipper solitari schierati al via di questo giro del mondo, tutti veterani nella conduzione di questi avveniristici trimarani. Si tratta di Charles Caudrelier che naviga su “Maxi Edmond de Rothschild”, Thomas Coville a bordo di “Sodebo Ultim 3”, Tom Laperche su “Trimaran SVR-Lazartigue”, Armel Le Cléac’h a bordo di “Maxi Banque Populaire”, Èric Péron su “Trimaran Adagio” e infine Antony Merchand su “Actual Ultim”. In base al bando di regata la linea di partenza della “Arkea Ultim Challenge Brest” sarà mantenuta aperta per 168 ore e chiusa dopo 100 giorni, ossia il 16 aprile 2024.

Il giro del mondo richiede allenamenti specifici

Nel corso della regata gli skipper potranno comunicare e ricevere assistenza tecnica dal team di terra e in caso di avarie potranno sostare all’ancora e risolvere i problemi in autonomia In alternativa possono effettuare uno scalo tecnico con assistenza esterna che costerà loro una penalità pari al tempo di sosta, per un minimo di 24 ore.

Rispetto alle precedenti generazioni di regatanti e avventurieri del giro del mondo, i 6 skipper pronti ad affrontare l’”Arkéa Ultime Challenge” sono una razza nuova e diversa. Fisicamente la maggior parte di loro è più in forma e più forte di chi li ha preceduti. Tenete presente che ogni manovra a bordo di un Ultim è solitamente di quasi 45 minuti di duro lavoro fisico in particolare sui winch. “Mantengo un livello di esercizio fisico alto per mantenere il livello di resistenza richiesto e avere un buon recupero – dice Armel Le Cléac’h – non si tratta di avere una potenza estrema, ma un cardio eccellente e anche una forza di base. In questi mesi mi sono allenato quasi tutti i giorni con sessioni di nuoto, palestra di pesi e bicicletta”.

Una prova dura anche a livello mentale

C’è anche però l’aspetto mentale che è senza dubbio più prezioso di quello fisico in questa regata.  “La dimensione psicologica è molto importante – afferma Thomas Coville – cerchiamo costantemente di lavorare ai nostri limiti o quasi, di andare oltre i normali livelli di sforzo nonostante la mancanza di sonno accumulata, il rischio, le frustrazioni, l’ansia, il ghiaccio. Mi piace ripetere a me stesso che non stiamo gareggiando, ma che stiamo facendo una spedizione difficile. Ci sono giorni in cui scoppi a piangere, giorni in cui urli, giorni in cui impazzisci. Alla fine sei un mix tra euforia e stanchezza”.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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