Dalle intuizioni di un bambino tra i canali di Venezia alla nascita del Santuario Pelagos: l’epopea dell’istituto scientifico Tethys che da quarant’anni combatte perché balene e delfini non debbano solo sopravvivere, ma vivere degnamente.
L’istituto scientifico Tethys celebra i 40 anni di attività in difesa del mare e dei suoi abitanti. Tutto ebbe inizio in un pomeriggio di fine Anni Cinquanta, tra i riflessi smeraldo della Laguna di Venezia. Mentre gli adulti si perdevano in chiacchiere durante un ricevimento al Circolo del Golf di Venezia, un bambino di dieci anni cercava rifugio nel silenzio di una barca ormeggiata. Sdraiato sul fondo di legno, con lo sguardo fisso sulla superficie dell’acqua, scoprì un universo parallelo: un microcosmo vibrante di anemoni, granchi e piccole creature marine che danzavano in un canale. Quel bambino era Giuseppe Notarbartolo di Sciara e quell’incontro fortuito fu il seme di una vocazione che, decenni dopo, avrebbe cambiato il destino dei nostri mari.
Dopo un percorso di studi d’eccellenza negli Stati Uniti, dove si specializzò nello studio dei giganti degli oceani, Notarbartolo di Sciara tornò in Italia con una missione ambiziosa. Nel 1986, insieme a Egidio Gavazzi — la mente dietro successi editoriali come Airone e Aqua — fondò l’Istituto Tethys. All’epoca, parlare di tutela dei cetacei in Italia sembrava un’utopia per sognatori. Oggi, invece quell’intuizione è una colonna portante della biologia marina internazionale.
Pelagos: il miracolo della diplomazia blu
Il prestigio di Tethys non si misura solo attraverso le oltre ottocento pubblicazioni scientifiche, ma soprattutto con un risultato tangibile che ha riscritto le mappe della conservazione: il Santuario Pelagos. Questa vasta area marina protetta, nata ufficialmente nel 1999, è un “unicum” nel suo genere. Si tratta di un territorio sovranazionale nato dall’accordo senza precedenti tra Italia, Francia e Principato di Monaco.
L’impresa fu titanica. Fu proprio Notarbartolo di Sciara a convincere il Principe Ranieri III di Monaco, la cui discesa in campo fu il volano necessario per trascinare nel progetto i governi di Roma e Parigi. Per la prima volta nella storia, si riuscì a istituire una zona di tutela in acque internazionali, ben oltre il limite delle 12 miglia dalla costa. Fu una vittoria legale e ambientale che portò al bando delle “spadare”, le micidiali reti derivanti che per anni avevano decimato capodogli e delfini.
Non solo una riserva: le sfide di un mare affollato
Oggi il Santuario è un trapezio di biodiversità che si estende tra la Toscana, la Sardegna settentrionale e la Costa Azzurra. Tuttavia, non è un’oasi incontaminata. Queste acque sono tra le più trafficate del globo, solcate da yacht, traghetti e navi mercantili. Il pericolo è costante: l’inquinamento acustico disorienta i mammiferi, mentre le collisioni con le chiglie delle navi rappresentano una minaccia letale.
Proprio per questo, il neonato Consorzio Pelagos, coordinato da Tethys, sta premendo sui governi per introdurre misure concrete. L’obiettivo è chiaro: imporre riduzioni di velocità per i grandi natanti, adottare sistemi di rilevamento acustico all’avanguardia e abbassare il “rumore di fondo” dei motori. Otto specie di cetacei, tra cui la balenottera comune e il capodoglio (entrambi classificati come vulnerabili dalla IUCN), dipendono direttamente da queste decisioni politiche.
Scienza partecipata: l’esercito dei volontari
Uno dei segreti del successo di Tethys risiede nella sua capacità di coinvolgere la società civile. Attraverso i progetti di “citizen science” attivi dagli Anni 90 nel Mar Ligure e nelle acque della Grecia ionica, l’istituto ha portato in mare oltre 7.500 volontari. Persone comuni che, fianco a fianco con i biologi, hanno contribuito a monitorare migliaia di chilometri di mare — una distanza equivalente a sette volte e mezzo il giro della Terra.
“Siamo un ponte tra la ricerca pura e chi deve prendere le decisioni politiche”, spiega Simone Panigada, attuale presidente dell’istituto. La sfida è complessa, stretta tra le logiche economiche e una politica spesso miope, ma la perseveranza di Tethys dimostra che la costanza paga sempre.
La nuova frontiera: la qualità della vita
Guardando indietro ai quarant’anni di attività, Notarbartolo di Sciara riflette su come il mondo sia cambiato. Quando iniziarono, non esistevano GPS o Internet, e i delfini erano spesso visti dal governo come “nocivi” da eliminare. Oggi la sensibilità è mutata, la foca monaca sta timidamente tornando e molte popolazioni sono stabili. Ma la sopravvivenza, avverte il fondatore, non è il traguardo finale.
“Dobbiamo chiederci: che tipo di vita offriamo a questi animali?”, riflette lo scienziato. Sopravvivere in un mare assordante, con lo stomaco pieno di microplastiche e il costante terrore di un’elica, non è sufficiente. La missione per i prossimi decenni è garantire alla fauna marina non solo la persistenza della specie, ma una qualità della vita dignitosa. È questa la nuova, ambiziosa frontiera del Santuario Pelagos e di chi, da quarant’anni, ha scelto di stare dalla parte del mare.


