I 200 anni della KNRM, l’eccellenza del soccorso in mare olandese

Dalle spiagge ghiacciate del Nord ai moderni centri di coordinamento, la Royal Netherlands Sea Rescue Institution (KNRM) protegge le coste olandesi affidandosi esclusivamente al cuore dei volontari e alla generosità dei donatori.

Esistono tradizioni che il tempo non scalfisce, ma tempra. Da oltre due secoli, per l’esattezza dal 1824, la Koninklijke Nederlandse Redding Maatschappij (KNRM) è il baluardo di sicurezza che veglia sui 523 chilometri di costa dei Paesi Bassi. Che si tratti delle acque interne o del Mare del Nord, i “redders op zee”, ossia i soccorritori in mare, rappresentano un’istituzione che fonde orgoglio nazionale e spirito di servizio.

Quello tra questo ente e la madrina del Paese, la Regina Máxima, non è solo un fregio formale: il legame con la Casa Reale è un pilastro che la KNRM onora quotidianamente, gestendo oggi una rete capillare di 45 stazioni e 75 imbarcazioni pronte a intervenire in ogni istante.

KNRM

Gemelli diversi: il confronto con la Germania

Spesso si tende a paragonare la KNRM alla “sorella” tedesca, la DGzRS. Le analogie sono evidenti: entrambe le organizzazioni godono del patrocinio dei rispettivi capi di Stato, vantano un’indipendenza finanziaria secolare basata solo sulle donazioni e schierano flotte altamente specializzate.

Tuttavia, le differenze raccontano due filosofie distinte. Mentre in Germania i soccorritori gestiscono autonomamente il centro di coordinamento e utilizzano incrociatori pesanti attrezzati anche per l’antincendio, gli olandesi hanno un approccio più snello. Nei Paesi Bassi, il coordinamento spetta alla Guardia Costiera statale, permettendo ai volontari in arancione di concentrarsi su una missione specifica: salvare vite umane, con unità veloci e agili.

Una flotta progettata per l’estremo

“Non costruiamo navi sopra i 20 metri per scelta strategica,” spiega Kees Brinkman, portavoce della KNRM. Questa decisione permette di operare con equipaggi volontari che non necessitano di licenze mercantili complesse, garantendo al contempo una reattività fulminea.

La flotta olandese è un miracolo di ingegneria nautica. L’ammiraglia “NH 1816”, lunga 19,6 metri e spinta da due idrogetti da 1.200 CV, è progettata per auto raddrizzarsi in caso di ribaltamento e operare con venti forza 12. Entro il 2035, l’intera flotta sarà modernizzata con un investimento record, sostituendo le unità storiche con nuovi modelli in alluminio ancora più performanti.

Photo credits: Jilmer Postma/Netherlands OUT.

Il fattore umano: il cuore del volontariato

Nonostante la tecnologia d’avanguardia, il vero motore della KNRM sono i suoi 1.600 volontari. A differenza della Germania, dove molti soccorritori sono professionisti stipendiati, in Olanda quasi nessuno riceve un salario.

Il segreto della loro efficienza risiede nella disciplina e nella formazione. Ogni recluta affronta un percorso di tre anni che spazia dalla medicina d’urgenza all’antincendio. Grazie a un’app dedicata, i comandanti delle stazioni (i cosiddetti “coxswains”) monitorano la disponibilità dell’equipaggio in tempo reale: se la disponibilità è “verde”, la barca può salpare in meno di dieci minuti dall’allarme. Se è “rossa”, interviene la stazione vicina. È un meccanismo perfetto che garantisce soccorsi entro 30 minuti in quasi ogni punto della costa.

Scheveningen: l’hot spot dei soccorsi

I numeri del 2024 parlano chiaro: oltre 5.000 richieste di assistenza. La stazione più sollecitata è quella di Scheveningen, con ben 156 interventi in un anno. “È un mix esplosivo,” sottolinea Brinkman, “una spiaggia affollatissima, una marina turistica e uno spot per surfisti.”

Le cause più frequenti degli interventi?

  • Guasti ai motori: 560 casi (il primato assoluto).
  • Arenamenti: una costante nelle acque basse olandesi.
  • Persone scomparse: 164 missioni di ricerca.

Curiosamente, nonostante l’aumento dei praticanti di sport acquatici, gli interventi critici sono in calo. Il merito va alla prevenzione e al nuovo centro di assistenza telefonica, capace di risolvere piccoli problemi tecnici a distanza, evitando di mobilitare inutilmente i mezzi in mare.

Un futuro finanziato dalla passione

Con un budget annuo di circa 32 milioni di euro, la KNRM dimostra che il modello della donazione è ancora vincente. La maggior parte dei fondi arriva da lasciti testamentari e dal sostegno di migliaia di cittadini, inclusi molti turisti tedeschi che frequentano le acque olandesi.

Alla domanda se la KNRM diventerà mai un servizio pubblico statale, la risposta è un secco “no”. “Il volontariato e l’indipendenza finanziaria sono le nostre pietre angolari,” conclude Brinkman. “Finché sapremo raccontare la nostra storia, la gente continuerà a sostenerci. Non cambieremo mai rotta.”

David Ingiosi

Giornalista professionista, appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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