Esce il doc “Shark Preyed”: noi, mangiatori inconsapevoli di squali

Il nuovo documentario “Shark Preyed” realizzato dai fratelli Andrea e Marco Spinelli accende i riflettori sulla pesca di squali: animali catturati, commercializzati e spesso serviti in forma anonima sulle nostre tavole.

Conosciamo gli squali come i predatori del mare, quelli capaci di aggredire e mangiare qualunque cosa, uomini compresi, animali che incutono terrore a bagnanti e surfisti. Così ce li hanno raccontati romanzi e pellicole celebri. Molto poco invece si raccontano i rischi legati alla pesca illegale di questi animali marini a rischio estinzione e il loro prezioso ruolo nell’equilibrio biologico degli oceani

Lo fa molto bene il nuovo documentario dal titolo “Shark Preyed” presentato in anteprima il 10 giugno a Milano e disponibile ora anche sulla piattaforma Amazon Prime. Lo hanno realizzato due fratelli, Andrea Spinelli, biologo marino e ricercatore della Fondazione Oceanogràfic di Valencia e Marco Spinelli, filmaker, documentarista e appassionato di immersioni.

Leggi anche: David Attenborough e l’allarme per la salvaguardia degli oceani

Sono 280 milioni gli squali pescati ogni anno

La pellicola denuncia la pesca illegale di squali. Questi animali infatti vengono catturati, commercializzati in mercati ittici o supermercati e, poi, serviti sulle nostre tavole. Comprati e mangiati, talvolta, da molte persone del tutto inconsapevolmente, anche perché spesso i loro nomi sono sconosciuti e poco evocativi: palombo, verdesca e spinarolo.

I numeri parlano chiaro: ogni anno vengono pescati almeno 100 milioni di squali in modo regolare, ma si sale a 270 milioni considerando quelli catturati illegalmente. Si tratta di un animale antico, sopravvissuto a cinque estinzioni di massa non avendo altri predatori sopra di sé. Ma oggi lo squalo rischia di sparire a causa di questo consumo “inconsapevole”.

squali

Sul banco del pesce gli squali in incognito

Eppure la pesca e la vendita, per alcune razze e con precise modalità, non è illegale. Vanno tuttavia considerati due fattori: il primo è che con la loro vendita, tra l’altro a bassissimo costo in quanto carne a scarso contenuto nutritivo e piena di mercurio, si toglie all’ecosistema un regolatore essenziale. Il secondo è che in molti casi vengono consumati senza consapevolezza, le persone non sanno di star mangiando squali.

I compratori comuni, avanti al banco della pescheria, in Italia come in Spagna, non sanno di star acquistando squalo. E i pescivendoli, spesso, evitano di specificarlo. Non in tutti i casi c’è malizia, va detto, ma sempre c’è assoluta disinformazione. Poi ci sono anche mercati dove si viola ogni regola. Accanto a tutto ciò, inoltre, resta anche una percentuale di esemplari pescati illegalmente e “parti” vendute, nonostante non sia consentito, come le pinne.

Un giro d’affari enorme intorno agli squali

Per la realizzazione del film Andrea e Marco Spinelli sono andati nei mercati, nei supermercati e nei porti, hanno intervistato lavoratori del settore e consumatori. C’è chi li ha aiutati, mettendoci la faccia e raccontando apertamente la realtà. Ma tanti altri hanno avuto paura di farlo. Sono stati persino “minacciati” in alcuni mercati spagnoli, perché chi è “estraneo” è meglio che non veda cosa accade lì dentro. Soprattutto se si capisce che possa avere una telecamera a portata di mano.

Quello che è certo è che intorno allo squalo nel mondo c’è un giro d’affari non da poco e ora la visione di “Shark Preyed” porterà una nuova sensibilizzazione al problema.

 

David Ingiosi

Giornalista professionista, appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

No Comments Yet

Leave a Reply

Your email address will not be published.