L’Imoca “Macif” con il quale lo skipper francese Charlie Dalin ha conquistato l’ultima edizione del Vendée Globe presenta soluzioni di design innovative sia nello scafo che in coperta e negli spazi interni.
Charlie Dalin per il suo Vendée Globe 2024 voleva una barca vincente e ora, da quello straordinario primo posto del podio al giro del mondo, può dirsi ampiamente soddisfatto. Il suo “Macif” è riuscito perfino a battere il record di velocità della regata con il tempo di 64 giorni, 19 ore e 30 minuti migliorando di circa 10 giorni il primato messo a segno nel 2017 da Armel Le Cleac’h a bordo di “Banque Populaire VIII”.
Vediamo allora le caratteristiche di questo Imoca davvero speciale di cui il navigatore francese ha curato personalmente tutte le modifiche e la preparazione alla sua prova più importante.
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Carena: volume a prua e superficie bagnata ridotta
Quando nel 2020 Charlie Dalin aveva chiuso il Vendée Globe al secondo posto, pur tagliando per primo il traguardo in tempo reale, come barca aveva “Apivia” (oggi “L’Occitane en Provence” di Clarisse Cremer) che all’epoca era uno degli Imoca di riferimento della sua generazione. Era velocissimo ed equilibrato in quasi tutte le condizioni. Ma era anche molto “bagnato”, con poco comfort e soffriva le andature al lasco con mare grosso. Per affrontare il giro del mondo del 2024 dunque Charlie Dalin è partito da queste esigenze, forma dello scafo e vivbilità.
Per disegnare il suo nuovo “Macif”, Dalin è tornato a lavorare ancora una volta con il leggendario designer di Imoca Guillaume Verdier. L’abilità di Verdier è evidente fin dalla prima occhiata alla complessa forma dello scafo di Macif. La forma complessiva è la prima cosa che colpisce: sono lontani i tempi in cui gli specchi di poppa degli Imoca si svasavano fino a raggiungere il massimo del baglio. Su “Macif” la poppa è stretta la maggior parte del volume è spostato in avanti per dare la massima potenza possibile nelle sezioni di prua ed evitare che la barca cadesse in acqua perdendo il lift dei foil.
Anche il rocker è stato aumentato in modo che la barca possa stare un po’ più in alto naturalmente, inoltre lo scafo di “Macif” presenta anche una minore superficie bagnata rispetto ad “Apivia”. Il risultato è che il nuovo Imoca decolla con angoli di sbandamento inferiori e a velocità più basse.
Coperta ad “ala di gabbiano”
Sul “Macif” la coperta ha una forma leggermente ad “ala di gabbiano” che s’innalza su entrambi i lati, mentre il bordo libero più alto aiuta a tenere la prua fuori dal mare. I vantaggi sono molteplici. Avere una coperta di questa forma le conferisce una maggiore rigidità naturale. L’acqua in pratica preme contro di essa, mentre se fosse piatta si romperebbe. Avendo le fiancate della barca più alte, una parte degli sforzi si scarica sulla parte laterale della coperta. Inoltre essendo più basso il centro della barca, le paratie sono più piccole e anche il centro di gravità sul ponte risulta abbassato.
Ambienti interni piccoli ed ergonomici
L’area in cui “Macif” si discosta maggiormente dal resto della flotta di Imoca è l’interno. I pozzetti coperti sono ormai diventati una grande tendenza, con tutti i modelli, dagli Ultims ai Class 40, che proteggono sempre di più la zona poppiera per mantenere gli skipper più sicuri e asciutti.
Dalin ha optato invece per un pozzetto coperto a prua, con un “pod” abitativo ancora più protetto, che lui chiama “studio”, a poppa. L’obiettivo di questa configurazione è la riduzione dei movimenti, un’ergonomia più efficiente e maggiore sicurezza in caso di sballottamenti quando la barca va in picchiata o cade da un’onda. Gli spazi inoltre sono volutamente piccoli, appena 5 metri quadrati, e il numero di passaggi tra ogni “ambiente” è stato attentamente studiato. Dalla sua cuccetta al tavolo da carteggio ci sono solo 1,5 metri e dal tavolo da carteggio alla colonna del verricello altri 1,5 metri.
Tutte le manovre in uno spazio compatto
Nel pozzetto ci sono quattro winch anziché cinque per ridurre il peso, ma il team ha lavorato molto per perfezionare l’ergonomia. Le scotte del fiocco, del J0, dell frazionale, dei runner, tutto passa attraverso dei “tunnel”. E per tutte queste scotte Dalin può utilizzare tre dei quattro winch.
Tutte le manovre sono racchiuse in uno spazio compatto, con tutto ciò che serve a Dalin a portata di mano dalla sua sedia di controllo, proprio come il posto di pilotaggio di un aereo. Lo schermo principale è ripetuto sia nella cabina di pilotaggio che nella stazione di navigazione.
Ventilazione ed ergonomia di letti e sedute
Anche la ventilazione a bordo di “Macif” è stata oggetto di grande attenzione. Ci sono due portelli di accesso su entrambi i lati del pozzetto, con una chiusura a tre vie che può tenere fuori l’acqua che scende dal ponte, gli spruzzi dall’alto o essere completamente chiusa/aperta. Ci sono anche degli oblò rivolti verso poppa che possono essere aperti per la ventilazione. I “look out” in perspex rivolti a prua offrono inoltre massima visibilità.
Sia la cuccetta che la sedia sono state oggetto di diverse iterazioni. La cuccetta è disposta longitudinalmente nello spazio compatto, con i piedi di Dalin appoggiati alla paratia di prua e un materasso profondo su misura che potrebbe essere la cuccetta da regata più comoda in assoluto. La sua poltrona è stata creata dopo un processo di mappatura del corpo in 3D e costruita secondo la sua forma esatta. Una finestra a poppa permette a Dalin di tenere d’occhio le condizioni esterne e il percorso della randa.
Per Charlie Dalin, che ha una formazione da Architetto Navale, il processo di progettazione e costruzione di “Macif” è stato affascinante e lui stesso è stato coinvolto da vicino in tutte le aree della barca. Un lavoro lungo e faticoso che però ha dato a questo fuoriclasse la vittoria al giro del mondo.



