Il cargo greco “Telamon” naufragato alle Canarie era utilizzato come base galleggiante dei narcos e al centro di un traffico internazionale di cocaina. La scoperta della polizia spagnola: arrestate 47 persone.
Un simbolo turistico delle isole Canarie, il relitto del cargo greco “Telamon”, arenato nel 1981 al largo di Arrecife, a Lanzarote, si è rivelato essere molto più di una semplice attrazione. L’imponente carcassa arrugginita è stata infatti trasformata in una base logistica per un’organizzazione di narcotrafficanti, smantellata in una vasta operazione di polizia denominata “Ombra Nera”.
L’operazione, condotta dalla polizia spagnola in collaborazione con forze dell’ordine internazionali, ha portato all’arresto di 47 persone e al sequestro di circa 3 tonnellate di cocaina, oltre a centomila euro in contanti. Le indagini hanno rivelato come la banda importasse la droga dal Sud America, in particolare da Brasile e Colombia, utilizzando mercantili che stazionavano al largo delle coste.

Il “Telamon” snodo cruciale del traffico
Il “Telamon” giocava un ruolo fondamentale nella seconda fase dell’operazione. Si sospetta che al suo interno venissero stoccati i rifornimenti per i potenti motoscafi, i cosiddetti “go-fast”, incaricati di trasportare la cocaina a terra. Un piano ingegnoso, rimasto a lungo celato alle autorità competenti.
L’organizzazione criminale disponeva di una complessa rete logistica, indispensabile per garantire un flusso costante di droga e per gestirne la successiva distribuzione. Le forze dell’ordine hanno sequestrato oltre 60 tra imbarcazioni, moto d’acqua e veicoli, a testimonianza della meticolosa pianificazione che caratterizzava il gruppo.
Radici locali, orizzonti internazionali
L’organizzazione era composta principalmente da residenti dell’arcipelago delle Canarie, con complici a Lanzarote, Gran Canaria e Fuerteventura. Non mancavano, tuttavia, collegamenti con l’altra sponda dell’Atlantico. Per comunicare, i narcotrafficanti utilizzavano sofisticati sistemi di crittografia, nel tentativo di eludere intercettazioni.
L’inchiesta conferma la crescente importanza della rotta atlantica per il traffico di droga. Oltre alle navi cargo e ai portacontainer, i narcotrafficanti ricorrono sempre più frequentemente a imbarcazioni a vela e a sottomarini artigianali, i cosiddetti “narco-sub”, diretti principalmente verso le coste nord-occidentali della penisola iberica.
