Ormeggiare la barca a una boa può sembrare una manovra semplice, ma richiede calma e preparazione. Diversi parametri possono infatti complicarla. Ecco 8 aspetti fondamentali da padroneggiare per mettere in sicurezza la propria imbarcazione.
Ormeggiare alla boa o al gavitello significa ancorare una barca a un galleggiante fissato al fondo marino. Tale metodo è comune per ormeggiare in aree dove non ci sono moli o banchine, ma anche negli appositi campi boe, nelle zone regolamentate, nei porti e nelle aree marine protette.
Sebbene questa manovra sia spesso ritenuta banale, vento, corrente ed equipaggiamento di bordo: ogni dettaglio conta. Ecco le 8 cose essenziali da sapere.

Come procedere all’ormeggio
Una volta individuato il corpo morto, ci si avvicina lentamente e raggiunta la boa o il gavitello, si deve arrestare la barca in modo che chi si trova a prua, possa agganciare l’anello con il mezzo marinaio e far passare la cima di ormeggio. A questo punto se l’anello superiore è solidale con la catena o la cima vincolata al corpo morto, possiamo far passare la nostra cima al suo interno. Se invece, come spesso accade, l’anello è solo un supporto di plastica utile ad agganciare la boa, e quindi troppo fragile per sopportare gli sforzi di trazione dell’ormeggio, occorre sollevare la boa stessa e far passare la nostra cima nell’anello che si trova alla sua base.
Importante: la cima che usiamo per prendere l’ormeggio deve essere già assicurata alla bitta di prua della barca e deve passare sotto il pulpito o le draglie. In questo modo, una volta passata nell’anello, si porta a bordo passando ancora sotto il pulpito e si dà volta realizzando un doppino. Il calumo deve essere corto e si deve fare attenzione che con il brandeggio la cima non sfreghi sull’ancora con il rischio che si tagli. A questo punto l’ormeggio è concluso. Ora con calma si può raddoppiarlo, mettendo una seconda cima sull’altra bitta per maggiore sicurezza.

Avvicinarsi controvento: una regola base
Arrivare controvento aiuta a stabilizzare la barca e facilita la manovra. Questo è il metodo classico, particolarmente consigliato per manovre con equipaggio familiare inesperto. La barca, con il motore al minimo, si muove lentamente verso la boa o il gavitello.
Arrivare di poppa: una tecnica per i più esperti
Se il vento è molto forte, o se siamo da soli in barca, la manovra più adatta è ormeggiare alla boa o al gavitello di poppa. Arrivare di poppa al vento consente di presentare lo specchio di poppa alla boa, quindi alla portata del timoniere che ha sempre una buona visuale per la manovra. In questo caso si prepara cima e mezzo marinaio a poppa, ci si allinea in direzione della boa con una retromarcia poppa al vento. Una volta raggiunta la boa, sarà molto semplice agganciarla con il mezzomarinaio perché ci si trova vicini alla superficie dell’acqua. Questo metodo, spesso consigliato dai marinai esperti, richiede una buona valutazione della direzione dell’imbarcazione e un coordinamento preciso tra il timone e il mezzo marinaio.
Non ci sono grandi controindicazioni per questa manovra. Può capitare però che restare con la poppa esposta al vento e magari al moto ondoso per quando ridotto, non è la condizione più confortevole. Quindi possiamo girare di prua la barca predisponendo una cima lunga che vada dalla bitta di prua al gavitello.
Gestione della corrente
Il vento e la corrente richiedono una doppia lettura della zona di ormeggio. In alcune aree infatti la corrente può prevalere sul vento. Bisogna osservare il comportamento delle altre imbarcazioni già ormeggiate alle boe e adattare l’approccio alla boa con grande flessibilità, a motore spento.
Agganciarsi direttamente alla catena
L’anello in cima alla boa dovrebbe servire solo come ausilio per recuperare la catena. Permette di catturare la boa con il mezzo marinaio e di procedere a un primo ormeggio provvisorio. Per un ormeggio più sicuro, la boa deve essere sollevata e ci si deve fissare direttamente alla catena.

Passare una doppia cima di ormeggio
Utilizzando una doppia cima di ormeggio si riduce la sollecitazione sulle bitte e si facilita l’uscita. Questa manovra consente una presa rapida della catena e un rilascio efficiente quando si decide di lasciare l’ormeggio. Se però si deve tenere questo ancoraggio per più di un pomeriggio, è consigliabile fare un nodo a gassa d’amante all’ormeggio.
Proteggere le cime di ormeggio
Essere fissati per lunghi periodi alla boa, specie con cattive condizioni meteo determina l’usura prematura delle cime di ormeggio. Vale quindi la pena proteggerle, per esempio con l’aggiunta di un pezzo di tubo, tenuto in posizione da alcune cimette. In questo modo si limita l’attrito sulla boa e a livello dei passacavi sul fasciame.
Prepararsi a mollare l’ormeggio
Prima di lasciare del tutto la catena della boa è essenziale sapere dove sta andando la barca. Osservare il comportamento dell’imbarcazione, stimare la direzione della deriva e mantenere il motore acceso al minimo consente di lasciare l’ormeggio in sicurezza, senza il rischio di andare alla deriva verso altre unità o di avvolgere la cima nell’elica.
