Come funziona la muta da watersports? La scienza del neoprene

Le mute in neoprene sono le compagne ideali per velisti e praticanti di watersports. Ma come riescono questi capi a mantenere l’isolamento termico e come sono cambiate negli anni?

Per gli amanti dei watersport, dalla vela al surf, dal Sup al Wingfoil, per non parlare di coloro che si dedicano allo snorkeling o al diving con le bombole, la muta in neoprene è come una seconda pelle. Un compagno di uscita fondamentale che consente di dedicarsi alla propria passione anche durante la stagione invernale o quando la temperatura dell’acqua è troppo fredda. In tantissimi la usano anche in estate, magari in spessori minimi, per combattere l’effetto “wind chill” e passare molte più ore in acqua.

Quello che è certo è che le mute sono una meraviglia della scienza dei materiali e del design. Un capo come nessun altro in grado di ritardare efficacemente la perdita di calore corporeo in ambienti freddi. Dal materiale di base in neoprene alla vestibilità aderente e al design innovativo delle cuciture, tutto in una muta in neoprene è messo a punto per sfruttare e trattenere il calore naturale del corpo umano. Dalla loro nascita negli Anni 50 alle mute all’avanguardia di oggi, le mute hanno trasformato la nostra capacità di interagire con il mare. Sono la prova che, con il giusto mix di scienza e ingegno, possiamo adattarci anche agli ambienti più difficili. Ma come fa una muta a fornire un isolamento termico così efficace?

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La scienza dell’isolamento termico

Il segreto sta in una miscela unica di scienza dei materiali e fisiologia umana, con il neoprene che gioca un ruolo da protagonista. Le mute funzionano secondo il principio dell’isolamento, proprio come i normali indumenti caldi. Gli strati di una muta funzionano in modo simile a più strati di vestiti, intrappolando l’aria calda tra di loro e contribuendo a mantenere il corpo caldo. Questo processo si basa sulla seconda legge della termodinamica, secondo la quale il calore tende a fluire dagli oggetti più caldi a quelli più freddi vicini.

L’isolamento costituisce una barriera che impedisce al calore di fuoriuscire, contribuendo così a trattenere il calore corporeo. L’acqua, essendo più densa dell’aria, può condurre il calore in modo più efficiente e quindi raffreddare rapidamente il corpo. Per questo motivo, nuotare in acque fredde senza un’adeguata protezione può portare a una rapida perdita di calore e al rischio di ipotermia. Le mute attenuano questo rischio fornendo una barriera isolante che rallenta la perdita di calore.

Muta neoprene

Il neoprene: Il cuore della muta

Il neoprene, una gomma sintetica inventata da DuPont negli Anni 30, è il cuore di ogni muta. Grazie alla sua particolare struttura, questo materiale è in grado di fornire isolamento e al tempo stesso flessibilità e durata. Il neoprene è un tipo di schiuma fatta di policloroprene, riempita di piccole bolle d’aria. Queste sacche d’aria svolgono un ruolo fondamentale nel mantenere caldo un subacqueo o un surfista o un velista. Essendo scarsi conduttori di calore, intrappolano il calore corporeo, riducendo la velocità di dispersione nell’acqua fredda circostante.

Nel frattempo, l’elasticità del neoprene fa sì che le mute aderiscano perfettamente, riducendo il volume d’acqua che può entrare e uscire dalla muta. Questo minimo scambio d’acqua permette al sottile strato d’acqua intrappolato tra la muta e la pelle di riscaldarsi, fornendo un ulteriore strato di isolamento termico.

Muta neoprene

L’evoluzione della muta: Un viaggio materiale

La storia dell’evoluzione delle mute è una testimonianza dell’ingegno umano e dell’incessante ricerca del miglioramento. Ecco le tappe fondamentali di questo lungo viaggio:

  • 1950 – Nascita della muta

Le prime mute sono state create negli Anni 50 da un fisico di nome Hugh Bradner, che lavorava per la Marina degli Stati Uniti. Erano realizzate in neoprene che Bradner aveva scoperto essere in grado di fornire isolamento termico quando era immerso nell’acqua. Tuttavia, queste mute iniziali presentavano problemi, poiché le bolle di gas all’interno del neoprene tendevano a collassare in profondità, riducendo le loro proprietà isolanti.

  • Anni 60 e 70 – Laminazione e soffiaggio a gas

L’evoluzione successiva fu la laminazione. I produttori iniziarono a inserire uno strato di tessuto tra due strati di neoprene, aumentando così la durata e la resistenza allo strappo della muta. Nello stesso periodo fu sviluppata una nuova tecnica di produzione del neoprene. Il processo, noto come soffiaggio di gas, permetteva di controllare meglio le dimensioni e la distribuzione delle bolle d’aria, migliorando così la consistenza e la qualità del neoprene.

  • 1980 – L’avvento delle cuciture sigillate

Gli Anni 80 portarono l’innovazione delle cuciture sigillate che riducevano drasticamente il flusso d’acqua all’interno e all’esterno della muta. Questa innovazione migliorò ulteriormente la capacità della muta di trattenere il calore, rendendola più efficace negli ambienti più freddi.

  • Anni 90/Oggi – Materiali raffinati e design su misura

Negli ultimi decenni, la tecnologia delle mute ha registrato ulteriori progressi. I produttori hanno sviluppato diversi tipi di neoprene, come quello a base di calcare, che offrono maggiore flessibilità e isolamento. Inoltre, le nuove tecniche di produzione hanno permesso di ottenere mute più aderenti, mentre l’inclusione di caratteristiche come le fodere termiche e le cuciture sigillate con liquidi ha permesso di ottenere mute più calde, leggere e confortevoli che mai.

Muta neoprene

Innovazioni attuali e traiettorie future

Oggi l’industria delle mute è all’avanguardia nell’innovazione tecnologica e si sforza costantemente di sviluppare materiali e design più ecologici, efficienti ed efficaci. Uno sviluppo notevole è il passaggio a materiali più sostenibili, come la gomma naturale e i tessuti riciclati. Guardando al futuro, possiamo aspettarci ulteriori progressi nella tecnologia delle mute. I produttori stanno sperimentando materiali all’avanguardia, tra cui il neoprene infuso di grafene, che ha il potenziale per rivoluzionare l’isolamento termico.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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