Come “addomesticare” i fondali: sul lago Maggiore nasce il porto del futuro

Sulla sponda svizzera del Lago Maggiore, un’opera d’ingegneria senza precedenti sfida le leggi della gravità e della morfologia. Con un investimento di 19 milioni di franchi e un rivoluzionario sistema di “fondali sospesi”.

Se c’è una cosa che la storia nautica ci ha insegnato, è che la Svizzera non teme le sfide impossibili: lo ha dimostrato conquistando la Coppa America senza avere il mare e lo conferma oggi con il nuovo Porto del Gambarogno. Sulla riva sinistra del Verbano, nel cuore del Canton Ticino, sta sorgendo un’infrastruttura che sembra uscita da un romanzo di Jules Verne.

Qui, dove la roccia affonda bruscamente in un abisso blu e la natura ha sempre negato un riparo sicuro alle imbarcazioni, l’uomo sta costruendo un porto “galleggiante” che ignora le asperità del fondale.

Photo credits: Ingemar.

La sponda dimenticata trova il suo riscatto

Chiunque conosca le acque del Lago Maggiore sa che le due sponde raccontano storie opposte. Se la riva destra, con le sue perle come Ascona e Locarno, è costellata di ormeggi e servizi, il litorale di sinistra — nel tratto tra “Sass di Sciatt” e San Nazzaro — è sempre rimasto una terra ostile per i diportisti. Le pareti scoscese e i fondali che precipitano a profondità vertiginose hanno reso per decenni impossibile l’installazione dei classici “corpi morti”.

Oggi, questa lacuna viene colmata da un progetto visionario da 19 milioni di franchi, destinato a cambiare il volto del turismo nautico ticinese entro l’inizio del 2027.

L’ingegneria dell’invisibile: il fondale artificiale

Il vero segreto di questa opera monumentale non è visibile a occhio nudo, ma si nasconde sotto il pelo dell’acqua. Poiché il fondale naturale sprofonda rapidamente oltre i 60-100 metri, gli ingegneri dello Studio Sciarini, in collaborazione con gli specialisti di Ingemar, hanno ideato una soluzione radicale: un falso fondale.

Si tratta di un’imponente scheletro tridimensionale in acciaio, pesante circa mille tonnellate, che rimane sospeso nel vuoto subacqueo pur essendo saldamente ancorato alla riva. Da questa colossale griglia metallica si innalzano dei piloni verticali che fungono da binari. I pontili galleggianti non sono dunque liberi di scarrocciare, ma scorrono lungo questi pali come ascensori di precisione, adattandosi autonomamente alle variazioni del livello del lago, che in questa zona possono oscillare fino a ben sei metri.

Un paradiso per i diportisti tra lusso e sostenibilità

Il nuovo marina non è solo un trionfo della tecnica, ma una risposta di alto profilo alla cronica carenza di posti barca nell’alto lago. Una volta completato, il porto offrirà 280 ormeggi per imbarcazioni di dimensioni comprese tra gli 8 e i 20 metri. I numeri dell’opera sono impressionanti: 440 metri di banchine mobili larghe tre metri e rivestite in essenze lignee pregiate; una barriera frangiflutti monumentale lunga 340 metri, posizionata a protezione del bacino a una distanza di 130 metri dalla riva; 137 moderni finger per facilitare l’ormeggio e lo sbarco.

L’intero complesso è stato progettato con un occhio di riguardo per l’ecosistema lacustre. Grazie a un sistema di galleggiamento discontinuo, l’acqua può circolare liberamente anche negli strati superficiali, prevenendo il ristagno e preservando la salute del bacino.

Un nuovo polo nautico per il territorio

Il progetto non si esaurisce in acqua. A terra, l’area verrà riqualificata con la creazione di nuovi parcheggi, un ristorante panoramico con vista mozzafiato sul lago e una passeggiata pubblica che integrerà le passerelle sospese con il paesaggio circostante.

Come sottolineato dal sindaco di Gambarogno, Gianluigi Della Santa, l’idea di questo porto affonda le radici negli anni Ottanta. Dopo decenni di attesa, quel sogno sta diventando realtà, trasformando un tratto di costa impervio in un punto di riferimento internazionale. Dal 2027, il Lago Maggiore avrà una nuova bussola per il turismo d’élite, dimostrando che, con l’ingegno giusto, anche l’abisso può diventare accogliente.

David Ingiosi

Giornalista professionista, appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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