Tragico scontro nelle acque della Dalmazia tra un traghetto commerciale e un’imbarcazione da diporto. Il bilancio provvisorio è di tre vittime e un disperso, mentre si sollevano pesanti interrogativi sulla sicurezza nei tratti di mare più trafficati.
Una domenica di sole e mare si è trasformata in uno scenario di dolore e disperazione sulle coste della Dalmazia. Nella mattinata del 14 giugno 2026, poco prima delle ore 11,30, un gravissimo incidente marittimo ha sconvolto la quiete di Splitska Vrata, il suggestivo ma congestionato canale che separa le isole di Šolta e Brač, proprio di fronte al porto di Spalato. Un catamarano passeggeri ad alta velocità e un’imbarcazione a vela battente bandiera francese sono entrati in collisione in una delle rotte più frequentate dell’intero Mar Adriatico. L’impatto è stato talmente violento da provocare il rapido inabissamento della barca da diporto.
Il bilancio, tragicamente confermato dai vertici dei soccorsi croati, parla di tre vittime accertate e di una persona che risulta ancora disperatamente dispersa tra i flutti. A bordo del monoscafo a vela si trovavano complessivamente otto persone: sette turisti e uno skipper professionista. Quattro di loro sono state tratte in salvo dai primi soccorritori giunti sul posto, visibilmente sotto shock ma senza ferite letali. Secondo i dati emersi nelle ore successive al disastro, i diportisti coinvolti nel naufragio erano tutti di nazionalità ceca.
Paura a bordo del colosso della costa
Il mezzo pesante coinvolto nella collisione è stato identificato dalle autorità locali come il “Krilo Eclipse”, un moderno catamarano veloce di linea stabilmente impiegato nel trasporto passeggeri lungo le rotte costiere dalmate. Al momento della collisione, in base ai registri del Ministero del Mare e delle Infrastrutture croato, a bordo della grande unità commerciale viaggiavano ben 118 passeggeri, assistiti da 7 membri dell’equipaggio. Fortunatamente, nessuno tra le persone che si trovavano sul traghetto ha riportato lesioni fisiche a causa dell’urto.
La prima richiesta di aiuto è pervenuta alla Capitaneria di Porto di Spalato alle ore 11,34, attivando istantaneamente la macchina dei soccorsi a livello nazionale tramite il centro di coordinamento MRCC di Fiume (Rijeka). Nel giro di pochi minuti è scattata una imponente operazione di ricerca e salvataggio che ha visto l’impiego sinergico di motovedette della guardia costiera, imbarcazioni della polizia marittima e idroambulanze del servizio sanitario d’urgenza.
Caccia al disperso a 60 metri di profondità
Con il passare delle ore, lo spiegamento di forze è stato ulteriormente potenziato con l’ingresso in campo dei reparti speciali della Marina Militare croata. Sul luogo della collisione sono confluiti motoscafi d’alto mare, squadre di sommozzatori specializzati e sofisticati droni subacquei a controllo remoto (ROV). Il lavoro degli speleologi marini si preannuncia tuttavia estremamente complesso: lo scafo della barca a vela è colato a picco ed è attualmente adagiato sul fondale marino a una profondità di circa 60 metri.
I comandi della Capitaneria hanno precisato che le operazioni per un eventuale recupero del relitto verranno pianificate ed eseguite solo in un secondo momento, in stretta sinergia con le necessità dell’ufficio giudiziario.
Giallo sulle cause: i primi rilievi tecnici
I motivi che hanno portato alla catastrofica collisione restano per ora avvolti nel mistero. La magistratura croata ha immediatamente avviato un’indagine giudiziaria, delegando i rilievi sul campo a un pool misto composto da agenti di polizia e periti tecnici specializzati nella sicurezza della navigazione. Parallelamente, l’Agenzia nazionale per l’investigazione sui sinistri nei trasporti ha aperto un fascicolo ispettivo formale, provvedendo a notificare l’accaduto alle ambasciate e agli organismi di controllo di Francia e Repubblica Ceca, i due Stati legati alla vicenda per via della bandiera dell’imbarcazione e della provenienza dei diportisti.
Dai primissimi riscontri burocratici forniti dagli inquirenti, la posizione amministrativa del natante affondato è apparsa impeccabile: si trattava di un’unità da noleggio (charter) regolarmente registrata e lo skipper al timone era in possesso di tutte le licenze necessarie. Un dettaglio di fondamentale importanza, emerso dalle testimonianze iniziali, rivela che al momento dell’impatto la barca a vela stesse procedendo con la propulsione a motore e non con le vele spiegate. Un elemento cruciale per i periti, che dovranno stabilire chi avesse la precedenza, anche se da solo non basta a definire le responsabilità oggettive del dramma.
Subito dopo l’incidente, il Krilo Eclipse è stato dirottato verso il porto di Milna, sull’isola di Brač. Qui si è provveduto a sbarcare in sicurezza tutti i passeggeri, mentre il comandante del catamarano è stato temporaneamente rimosso dall’incarico e sostituito da un collega per consentire il proseguimento del servizio di linea con un altro scafo. Una decisione, quest’ultima, che i vertici della compagnia e le autorità hanno definito inevitabile, legata al forte stato di alterazione psicofisica ed emotiva in cui versava il personale di bordo dopo la tragedia.
Il nodo della sicurezza nei corridoi marittimi
Il braccio di mare di Splitska Vrata è un quadrante ben noto a chiunque navighi nelle acque della Croazia. Questo corridoio naturale funge da vera e propria autostrada del mare, costantemente solcata dai traghetti passeggeri regionali, dai transiti commerciali verso Spalato e da una miriade di imbarcazioni da diporto e yacht da turismo, in particolar modo durante i mesi estivi.
Proprio per questa sua natura selvaggia e affollata, la tragedia riaccende un dibattito mai sopito tra gli esperti del settore: la difficile e rischiosa coesistenza, all’interno di spazi di manovra ristretti, tra colossi commerciali capaci di sviluppare velocità elevate e piccoli scafi da turismo. Al momento, l’unica dolorosa certezza è la perdita di tre vite umane. Nei prossimi giorni, le analisi dei tracciati radar, l’esame dei sistemi di comunicazione di bordo e lo studio delle condizioni di visibilità dovranno fare piena luce sulle condotte tenute nei minuti antecedenti allo schianto. Solo allora si potrà capire come sia stato possibile non evitare un impatto così devastante.
