Una combinazione di fattori climatici eccezionali ha trasformato Chido nel ciclone tropicale più devastante degli ultimi 90 anni.
Il ciclone tropicale “Chido” si è formato il 5 dicembre nel sud-est dell’Oceano Indiano, dando origine a un evento meteorologico di straordinaria potenza. Secondo il Joint Typhoon Warning Center, l’eccezionale intensità del ciclone è stata favorita da temperature marine insolitamente alte (29°C) e da un basso “wind shear” verticale, ossia la scarsa differenza di velocità e direzione del vento tra i vari strati atmosferici.
Questa combinazione ha permesso a “Chido” di intensificarsi rapidamente, raggiungendo venti sostenuti di 130 nodi, un record senza precedenti dal 1930, secondo i dati di Météo-France.
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L’impatto devastante su Mayotte
Dopo aver colpito le isole Agaléga l’11 dicembre e sfiorato il Madagascar il 13 dicembre, “Chido” ha raggiunto l’arcipelago francese di Mayotte il mattino del 14 dicembre. Nella capitale Mamoudzou, abitata da oltre 320.000 persone, il ciclone ha scatenato distruzione su larga scala.
Le immagini satellitari fornite da Maxar Technologies mostrano edifici distrutti, infrastrutture danneggiate, tetti scoperchiati e intere aree verdi spazzate via. Anche il settore marittimo ha subito pesanti danni, con imbarcazioni trascinate via dalla furia del vento e delle onde.
Un bilancio drammatico
Il bilancio provvisorio della tragedia conta 21 vittime e 45 feriti gravi, ma le autorità temono che il numero possa salire ulteriormente. Il governo francese ha immediatamente attivato un ponte aereo, inviando 20 tonnellate di aiuti al giorno per fronteggiare l’emergenza.
La situazione è particolarmente critica nei “bangas”, insediamenti informali abitati da migranti provenienti dalle isole vicine. Molti residenti, per paura di essere deportati, hanno preferito non lasciare le proprie abitazioni, rimanendo così intrappolati.
I danni in Mozambico e nuovi rischi
Dopo aver devastato Mayotte, Chido ha raggiunto la costa del Mozambico il 15 dicembre, causando 34 morti e provocando la fuga di oltre 174.000 persone. Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato un periodo di lutto nazionale e ha dichiarato l’intenzione di visitare personalmente l’arcipelago, dove il 70% della popolazione è stato duramente colpito dal ciclone.
Secondo l’OCHA (Ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari), “Chido” dovrebbe esaurirsi in prossimità dello Zimbabwe. Tuttavia, persistono preoccupazioni per le forti precipitazioni previste nei prossimi giorni: in alcune regioni di Mozambico, Malawi, Zimbabwe e Zambia potrebbero cadere oltre 150 millimetri di pioggia in meno di 10 giorni.
Anche altre aree come Angola, Botswana, Repubblica Democratica del Congo, Eswatini, Tanzania e Sudafrica potrebbero essere coinvolte da fenomeni meteorologici correlati. Il rischio maggiore riguarda alluvioni lampo e frane in zone particolarmente vulnerabili.



