Il Gruppo Bénéteau ha avviato un progetto innovativo per produrre la prima imbarcazione di serie costruita con materiali riciclati. L’iniziativa è destinata ad aprire nuovi orizzonti all’industria nautica proiettandola in una dimensione sostenibile.
Lo smaltimento delle vecchie barche in vetroresina è un problema sempre più impellente per una nautica che aspira a essere eco-sostenibile. In Francia esistono già da tempo alcuni impianti di smaltimento di imbarcazioni distribuiti su tutto il territorio. Ora però le industrie del settore chimico e cantieri del Paese d’Oltralpe vogliono superare il concetto di smaltimento e cominciare ad appropriarsi di un vero e proprio riciclo della vetroresina.
Il Gruppo Bénéteau, leader del settore delle costruzioni da diporto di serie, ha di recente messo a punto un processo completo per il riciclo delle proprie barche. Il progetto è nato in collaborazione con Arkema, azienda nota nel mondo delle regate per essere sponsor da molti anni dei piccoli cabinati oceanici Mini 650, e con Veolia, azienda italiana specializzata nella chimica del riciclo. Già nel 2025 Bénéteau costruirà un primo modello di barca di serie completamente riciclabile.
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Il riciclo dei composti parte dall’olio “Elium”
Le barche moderne sono per lo più costruite in materiale composito, ossia un mix di resina e fibra di vetro. A fine vita non è facile smaltire questi materiali e fino a oggi il loro riutilizzo era considerato pressoché impossibile. In Francia, dove lo smaltimento è gestito a livello statale, la vetroresina attualmente viene incenerita oppure le barche, fatte a pezzi e triturate, vengono inviate in discarica.
Il nuovo processo di riciclo su cui sta investendo Bénéteau si basa invece su un’innovativa tecnica di trattamento termico sviluppata nel 2016 dalla società svizzera Composite Recycling. Tale processo prevede il riscaldamento dei materiali di scarto fino a 400 gradi in assenza di ossigeno, consentendo di recuperare le fibre di vetro intatte (il vetro fonde a 1200°C) e di produrre un olio di termolisi. Quest’olio viene successivamente riconvertito in resina da Arkema, chiudendo così il ciclo di riciclaggio. La resina ottenuta, chiamata “Elium”.

I costi di produzione “green” sono più alti
Attualmente, il processo di riciclo comporta un aumento dei costi di produzione del 6 per cento, con un impatto sul prezzo finale della barca stimato tra il 3 e il 4 per cento. Un punto dolente che però rappresenta un’importante passo avanti verso una nautica più “green”.
Il Gruppo Bénéteau ha spiegato come il progetto sulle barche riciclabili serve a sperimentare e collaudare nuove forme di produzioni sostenibili. E servirà a contrastare l’imminente introduzione di restrizioni sull’uso di materiali non riciclabili, come è stato già annunciato in alcuni Paesi.

