Bello e mortale: perché il Fastnet è così temuto dai marinai

È così noto tra i marinai che si potrebbe dire che il Fastnet è il Capo Horn dell’emisfero settentrionale. Tante leggende si sono formate attorno a questo famoso punto di riferimento: tempeste, naufragi e i terribili eventi della Rorc, a partire dalla Fastnet Race nel 1979.

È piuttosto sorprendente scoprire che il Fastnet si trova a solo 6 miglia dalla terraferma irlandese e 4 miglia a Sud Ovest di Cape Clear. È la sua geografia che l’ha reso così temuto dai marinai nel corso dei secoli. Il faro del Fastnet sorge infatti su un piccolo sperone di roccia, il primo pezzo di terra che veniva avvistato dopo intere settimane di navigazione per coloro attraversavano l’Atlantico negli anni passati. Ma la sua aria funesta valeva anche per chi mollava gli ormeggi dall’Irlanda. È noto infatti anche con lo pseudonimo “lacrima d’Irlanda” poiché storicamente era l’ultimo lembo d’Irlanda visibile dagli emigranti prima di abbandonare definitivamente la propria patria.

Spesso avvolto da nuvole basse e assalito da forti venti e mari furiosi per via delle basse depressioni atlantiche, è stato sempre un luogo dove le navi potevano soffrire e far soffrire i loro equipaggi. Ancora oggi, nonostante gli accurati waypoints di Gps e radar per accertarne la posizione, gli skipper sono sempre diffidenti nei confronti di “the Rock”. Nel 2011, per esempio, l’iconica sagoma del faro ha fatto da sfondo al drammatico salvataggio dell’equipaggio di Rambler 100 dopo che il maxi yacht ha perso la sua chiglia e si è improvvisamente ribaltato poco dopo avere scapolato il faro.

Uno scoglio legato a una regata famosa

La storia di questo faro è però strettamente connessa con quella della Fastnet Race, regata oceanica lunga 608 miglia attraverso un braccio di mare tra i più trafficati al mondo, la Manica, e su un mare, il Mar Celtico, tra Irlanda e Sud dell’Inghilterra, aperto a ogni perturbazione che viene dall’altra parte dell’Atlantico. La regata proprio nel passaggio del faro trova il suo punto centrale. È dal 1925 che negli anni dispari si corre il Fastnet con un’unica interruzione per la guerra dal 1941 al 1945. La regata nella sua storia ha visto grandi imprese, record e tragedie. Tra le imprese c’è per esempio la vittoria, nel 2001, di Stealth, la barca tutta nera (costruita in carbonio) di Gianni Agnelli. E nel 1995 la regata del Fastnet, che costituiva la prova finale del mondiale a squadre, l’Admiral’s Cup, fu decisiva per la vittoria della squadra italiana.

E poi due record, entrambi ottenuti nel 2011: quello dei monoscafi di Abu Dhabi con 42 ore e 39 minuti, e quello dei multiscafi con il francese Loick Peyron e il mega-trimarano di 40 metri Banque Populaire V con 32 ore e 48 minuti. Drammaticamente celebre è rimasta però anche l’edizione del 1979 in cui si verificarono diversi naufragi di imbarcazioni che determinarono la morte di quindici uomini tra gli equipaggi coinvolti. Insomma su queste 600 miglia sono state scritte le pagine più epiche e anche tragiche della storia dello yachting. E Il faro del Fastnet è stato il testimone di tutto.

Il suo primo fascio di luce nel Capodanno del 1854

Tecnicamente la sua posizione si trova a 51° 23.3’ Nord e 9° 36.1’ Ovest. Emette un lampo bianco ogni 5 secondi ed è in funzione anche di giorno quando è attivo il segnale sonoro di nebbia. La sua portata nominale è di 27 miglia nautiche. Mentre l’altezza della torre è di 54 metri. Il primo fascio di luce emesso dal faro del Fastnet risale al Capodanno del 1854. Trent’anni più tardi, una torre simile su Calf Rock, appena più a Nord, fu spazzata via da una tempesta che frantumò anche il vetro della lanterna del Fastnet.

Ci vollero sette anni prima che nel 1891 l’Irish Lights Board finalmente decise che la luce del Fastnet non era abbastanza potente per un faro che era il principale punto di riferimento sulla costa sud occidentale dell’Irlanda. William Douglass, ingegnere dell’Irish Lights, ispezionò il Fastnet Rock e propose di costruire una torre di granito di 12,8 metri di diametro alla base e alta 44.8 metri. Il punto focale della luce si trovava 48,4 metri sopra il livello dell’alta marea. Fu stimata una spesa di 70.387 sterline e i lavori iniziarono alla fine del 1895.

Una torre di sette piani nel mare

Il monolitico era suddiviso in sette piani che ospitavano ciascuno una stanza con pavimento in granito destinata a una precisa funzione. Il primo e il quarto piano servivano come magazzino. Il secondo piano era la stanza del combustibile, con taniche e una pompa per caricare la lanterna. Il terzo piano fungeva da alloggio di riserva per gli operai, il quinto serviva da cucina e sala da pranzo. Il sesto piano ospitava la camera dei guardiani del faro, il cui pavimento era ricoperto in sughero. L’ultimo piano, in cima alla torre, ospitava un alloggio di servizio provvisto degli strumenti telegrafici e di una tanica di ferro per raccogliere l’acqua piovana che cadeva sulla lanterna e sulla terrazza sovrastante. La lanterna era areata da finestre a Louvre.

La luce del faro, che galleggiava nel mercurio, ruotava uniformemente. L’apparato luminoso pesava 6 tonnellate e per ruotare a una velocità di 3 giri al minuto richiedeva la caduta ciclica di un peso superiore a 131,5 kg da un’altezza di 15 metri. Il peso si muoveva all’interno di un tubo centrale. Uno dei compiti del guardiano del faro era controllare il corretto funzionamento del meccanismo.

Quei sei guardiani a lavorare in mezzo al nulla

In origine sullo scoglio del Fastnet c’erano sei guardiani del faro a rotazione, quattro al lavoro e due in riposo. Due volte al mese, due uomini lasciavano lo scoglio, ogni guardiano lavorava per quattro settimane e si riposava per le due successive. Di giorno c’era sempre un uomo di guardia per avvistare la nebbia e per segnalare le navi di passaggio. In caso di nebbia, un secondo uomo subentrava per la trasmissione dei segnali sonori. Per le comunicazioni a terra s’impiegavano bandiere tre volte al giorno quando c’era bel tempo e una serie di segnali visivi quali palle di tela, coni e diamanti in caso di brutto tempo. Nel 1969 il bruciatore a paraffina che alimentava la luce venne sostituito con un faro elettrico. Oggigiorno il faro del Fastnet è completamente automatizzato e non richiede la presenza di guardiani.

Nonostante la modernizzazione tuttavia il faro del Fastnet mantiene ancora oggi un’aria lugubre e la sua storia è piena di racconti sinistri. Uno su tutti: dal Fastnet Rock venne scattata l’ultima foto al Titanic, il 12 aprile 1912, due giorni prima della sua collisione con un iceberg e del suo tragico naufragio.

 

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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