Candelieri, draglie, pulpiti e tientibene sono appigli indispensabili per evitare cadute accidentali sul ponte o peggio ancora fuori bordo quando si naviga e si manovra, soprattutto in caso di mare formato, onde e la barca sbandata. Ecco perché dovrebbero essere posizionati in luoghi strategici, ben dimensionati, funzionali e tenuti sempre in perfetta efficienza.

C’è un famoso detto marinaro che recita: “una mano per te e una per la barca”. Quando la barca naviga sbandata o in caso di maltempo quello di tenersi per non perdere l’equilibrio è un gesto naturale e istintivo per i membri dell’equipaggio. Ma può capitare di avere una necessità improvvisa di un sostegno anche in condizioni meteorologiche favorevoli, come per esempio quando l’onda di un traghetto ci coglie di sorpresa facendoci perdere l’equilibrio mentre siamo in piedi sul ponte concentrati su una manovra.

Uno degli appigli fondamentali di bordo è la battagliola, ossia una sorta di ringhiera collocata ai margini estremi del ponte di coperta formata da pulpiti, draglie e candelieri che impediscono all’equipaggio di cadere fuoribordo. Inoltre è necessaria per legare i parabordi. Per garantire un appoggio favorevole a una persona in piedi sul ponte la battagliola dovrebbe essere alta almeno 70 cm, un’altezza valida anche a bilanciarsi senza troppi rischi quando si lanciano le cime d’ormeggio o si vuole afferrare un gavitello. Su piccoli scafi tale misura è esteticamente inaccettabile, ecco perché la si riduce a 50 cm. Tale battagliola più piccola, per quanto non ottimale, è comunque sufficiente per spostarsi lungo il ponte mantenendo il baricentro basso e permette di trattenere un prodiere accovacciato a prua, libero di armeggiare con le vele.

Progettazione e costruzione

Un tempo la battagliola era costruita in maniera artigianale su misura della barca da operai specializzati. I pulpiti e i candelieri avevano basette piuttosto larghe e spesse e di frequente erano rinforzate trasversalmente da ponticelli in acciaio inox pieno. L’ampia superficie di appoggio e il sostegno dei supporti laterali rendevano la struttura rigida e solida. Con una dima di cartone l’artigiano di turno tracciava la sagoma della prua e della poppa, dove i pulpiti sarebbero stati installati, quindi verificava che sotto le basi ci fosse spazio sufficiente per installare le contropiastre e la relativa bulloneria.

Poi si determinava l’angolazione delle singole basette rispetto al ponte e alla falchetta e, una volta verificata la direzione delle sollecitazioni, si prevedevano i rinforzi necessari a contrastarle. Infine si stabiliva l’altezza degli attacchi delle draglie. Una volta installata la battagliola non restava che lucidarla con un panno, controllare periodicamente le saldature e godersela per molti anni.

Materiali e sistemi di fissaggio

Oggi con la costruzione di barche in serie i pulpiti, i candelieri, le basi a tazza e a perno, nonché gli accessori per assemblare tali componenti sono venduti già pronti all’uso. Alcuni armatori dotati di buona manualità possono personalizzare queste attrezzature acquistando ulteriori tubi di acciaio e alluminio da tagliare e assemblare con una certa varietà di raccordi. La bontà del risultato dipende in ogni caso dei materiali e dal sistema di fissaggio considerando anche il pericoloso fenomeno della corrosione galvanica che affigge i metalli di natura diversa assemblati vicini in ambiente salino e umido. Quando si accoppiano metalli differenti è sempre consigliabile interporre delle boccole e delle piastrine di plastica oppure delle apposite paste isolanti.

A battagliole modulari formate da più componenti come bulloncini, rivetti, viti di regolazione e cerniere sarebbe bene preferire strutture monolitiche. Inoltre sarebbe meglio privilegiare basi d’appoggio ampie anche se di metalli meno nobili dell’acciaio fissate con contropiastre appositamente orientate per opporsi al tiro delle principali sollecitazioni. In mancanza di questi rinforzi è molto facile riscontrare crepe sul gelcoat, soprattutto intorno alla base dei candelieri forniti di draglie apribili: esattamente in questo punto infatti i membri dell’equipaggio per passare dal tender alla coperta si sosterranno alle estremità dei candelieri per sollevarsi di peso e superare il dislivello. Quei 60-70 kg applicati ripetutamente a una leva di 60 cm, ossia il candeliere, mettono a dura prova i materiali.

Usi e abusi: i carichi in gioco

A farne le spese maggiori sono i tubolari che si piegano se non raggiungono spessori di almeno 1,5 mm. Ancora più saggio sarebbe installare dei candelieri doppi per dividere lo sforzo. Altro punto debole è la tazza d’alloggiamento del candeliere, specie se di spessore esiguo e con il cordolo della saldatura invisibile. A basette in acciaio inox di questo tipo potrebbe giovare l’aggiunta di un supporto laterale saldato tra il bicchierino e la base stessa. Anche scaricare sulla falchetta parte delle sollecitazioni del candeliere collegandolo con un cavallotto o un bullone passante può contribuire alla solidità. Infine a soffrire carichi e sforzi ripetuti sono le contropiastre e la bulloneria. Non è raro trovare candelieri tenuti alla coperta esclusivamente da viti autofilettanti: prima o poi il montaggio cederà e nell’attesa gli effetti della leva del candeliere sulla coperta saranno presto evidenti, ossia il composito flette e il gelcoat crepa.

A questo proposito è utile sostituire le viti autofilettanti con bulloni passanti con tanto di contropiastra. Se non c’è spazio, si prova con le rondelle maggiorate o con un paio di piastre sovrapposte di acciaio inox. In caso l’interno non fosse raggiungibile occorre ispezionare i fori per verificare che il materiale circostante sia solido e di buona tenuta, preferibilmente di resina. In caso di dubbio è meglio creare dei castelli di resina epossidica sotto coperta e annegare le viti all’interno del foro.

Manutenzione e ispezione

Al fine di aumentare la durata e l’efficienza degli appigli di bordo basta trattarli con riguardo, per esempio si può alleviare lo sforzo della battagliola legando i parabordi alla base dei candelieri o agli ombrinali della falchetta d’alluminio piuttosto che alle draglie alte. Lo stesso cancelletto a murata faticherebbe meno se per aiutare l’ascesa fosse collocato in prossimità delle sartie e magari coadiuvato da un gradino con cimette legate alla base dei candelieri laterali.

Per quanto riguarda la manutenzione ordinaria è fondamentale tenere le draglie sempre in tensione ma non cazzate a ferro per dare unità alla battagliola e di conseguenza ripartire la sollecitazione su più elementi. Attenzione ai tenditori dotati di dado di regolazione in plastica: al sole il dado si cristallizza e serrato con le pinze si fessura per rompersi definitivamente magari proprio mentre si agguanta la draglia per sostenersi. Periodicamente è bene rimuovere il salino da tali componenti di metallo con abbondante acqua dolce. Quindi sfregarli con la pelle di daino o una spugna morbida e pasta lucidante. Mentre si pulisce si ispezionano: cricche, ossidazioni, boccole spezzate, fissaggi lenti, richiedono un immediato intervento. Infine si passa una mano lungo le draglie alla ricerca di trefoli spezzati, una minaccia occulta per l’incolumità dell’equipaggio e delle vele e da neutralizzare con giri ben serrati di cimetta in attesa di sostituire il cavo.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

2 Comments
  1. Possiedo un Bavaria 34 del 2001.

    Il mio vicino aveva l’abitudine di forzare i miei candelieri per manovrare in partenza ed in arrivo, non avendo alcun (credo si chiamino così) “cut way” le barche erano amorevolmente a contatto di parabordo.

    Inutile dire che dopo dieci anni i candelieri della murata di sinistra avevano seri problemi di stabilità.

    Ho sempre sognato di poter aprire le draglie per poter salire e scendere comodamente dalle murate quando attracco all’Inglese.

    Colta l’occasione, ho chiesto al mio cantiere di fiducia di poter rinforzare i candelieri in prossimità del giardinetto per prevedere l’apertura della draglia, e magistralmente mi sorpresero con un lavoro semplicissimo ma estremamente efficace, che prevedeva il fissaggio con dadi del candeliere alla falchetta in alluminio.

    Tutto il lavoro è risultato estremamente armonico dal punto di vista estetico e molto molto efficace dal punto di vista tecnico.

    A chi fosse interessato posso inviare materiale fotografico.

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