Armatori con bandiere estere fittizie eludevano il fisco in Italia

Un’indagine della Guardia di Finanza ha scoperto 33 armatori fra le isole di Ponza, Palmarola e Ventotene che eludevano il fisco italiano con bandiere di Paesi come Polonia e Belgio a bordo dei loro yachts.

Normativa nautica e bandiere straniere. Da anni alcuni diportisti italiani per eludere lungaggini burocratiche, dotazioni di bordo e soprattutto le leggi sul fisco decidono di battere bandiera di un altro Paese dell’Ue a bordo delle proprie imbarcazioni. Salvo tuttavia incontrare problemi giudiziari ben più gravi. Come è capitato di recente a oltre 30 proprietari di yachts fra le isole di Ponza, Palmarola e Ventotene.

Leggi anche: Bandiera belga: è finita la pacchia per i diportisti stranieri

Fisco

Obiettivo: eludere leggi nautiche e fisco

Una recente indagine della Guardia di Finanza del Reparto operativo aeronavale di Civitavecchia ha portato infatti alla scoperta di 33 armatori, tutti medici, avvocati e imprenditori residenti a Roma e provincia, che riuscivano a eludere i controlli fiscali. Come? Le loro barche battevano bandiera polacca e belga e per il fisco italiano semplicemente non esistevano.

In questi Paesi infatti l’iscrizione della propria barca si può completare senza troppi cavilli burocratici e soprattutto su internet. La procedura di iscrizione è a pagamento e può essere completata con l’aiuto di agenzie specializzate sempre in Italia. Un trucco spesso usato dagli armatori per aggirare la normativa sulle dotazioni di sicurezza di bordo. Ma che può servire anche per nascondere un bene prezioso al fisco nazionale.

Controlli iniziati su una barca abbandonata in Tirreno

Valutate le posizioni irregolari su oltre 1.600 ispezioni a bordo, la Guardia di Finanza ha inflitto numerose sanzioni per un totale di circa 700 mila euro. Il valore delle barche irregolari, fra i quali anche piccoli yachts e motoscafi, è di circa 2 milioni e 200 mila euro. Gli accertamenti hanno preso il via la scorsa estate durante un’indagine su un misterioso yacht intestato a un imprenditore croato lasciato alla deriva nel mar Tirreno e arenato dopo qualche giorno sulla spiaggia di Fregene.

 

 

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

2 Comments
  1. Sono basito. L’articolo è capzioso e falso, perché lascia intendere che gli armatori di barche che battono bandiere estere eludano il fisco.
    Ciò è falso. E’ sufficiente indicare il possesso dell’imbarcazione nel quadro RW della denuncia dei redditi perché tutto sia assolutamente regolare.Possiedo una barca con bandiera polacca, regolarmente indicata nella mia dichiarazione dei redditi, acquistata e mantenuta con il frutto del mio lavoro, per cui pago regolari (ed abbondanti) tasse. La Guardia di Finanza, ogni volta che mi ha fermato e controllato, ha potuto solo augurarmi “buona giornata”.
    Michele.

    1. Buongiorno Michele, l’articolo riporta un fatto di cronaca circoscritto e non equipara automaticamente qualunque armatore battente bandiera estera a un evasore, ci mancherebbe. Il fatto che la tua posizione sia in regola non esclude tuttavia che ci siano altri diportisti che utilizzano bandiere estere in modo illeggittimo, come testimoniano decine di casi come quello riportato. Da qualche anno la pratica di cambio bandiera è diventata un vero e proprio business da parte delle agenzie marittime che approfittano proprio di chi vuole giocare sporco. Inutile nascondersi dietro a un dito. Buon vento!

Leave a Reply

Your email address will not be published.