Come la tecnologia migliora la sorveglianza le Aree Marine Protette italiane

Dalle telecamere ad alta definizione di Bergeggi ai droni e alle boe intelligenti di Portofino: per chi va per mare la sorveglianza non dipende più solo dalla vista di una motovedetta all’orizzonte. Ecco cosa sta cambiando e perché oggi la conoscenza delle carte e dei regolamenti è la prima vera dotazione di bordo.

Un tempo era il rumore improvviso di una coppia di diesel fuori giri a far sobbalzare il diportista distratto. La sagoma bianca e rossa della Guardia Costiera che spuntava da dietro il promontorio rappresentava l’unico e solo presidio di controllo per il rispetto dei vincoli ambientali. Oggi, quella stessa motovedetta interviene con chirurgica precisione, ma spesso parte da banchina quando l’infrazione è già stata ampiamente documentata, registrata e tracciata da terra.

La tutela del nostro patrimonio sommerso ha cambiato passo. Telecamere ad alta risoluzione posizionate lungo la costa, sensori di rilevamento, droni di ultima generazione e piattaforme informatiche integrate stanno trasformando la sorveglianza delle Aree Marine Protette (AMP) in una rete digitale capillare. Chi scommette sulla scarsa vigilanza di un tratto di mare protetto solo perché non avvista scafi con la livrea d’ordinanza sta commettendo un errore che può costare molto caro.

Aree Marine Protette controlli

I due casi simbolo in Liguria: Bergeggi e Portofino

A dimostrazione di come il futuro sia già realtà operativa bastano due eventi recenti verificatisi nelle acque liguri a distanza di pochissimi giorni l’uno dall’altro. A metà settembre, nello specchio d’acqua dell’Area Marina Protetta dell’Isola di Bergeggi, un magnifico motor yacht di circa 40 metri ha incrociato spensieratamente all’interno della Zona B, un comparto in cui il transito delle unità da diporto di grandi dimensioni è tassativamente proibito. A tradire il comandante non è stato l’incontro casuale con una pattuglia di servizio, bensì l’occhio elettronico del sistema di video sorveglianza ad alta precisione installato a difesa della riserva. Dalla Sala Operativa della Capitaneria di Porto di Savona le immagini hanno confermato la violazione in tempo reale: la motovedetta inviata sul posto ha intercettato il mega yacht, identificato il responsabile e fatto scattare le sanzioni con contestuale segnalazione all’autorità giudiziaria.

Appena una decina di giorni più tardi, il 26 settembre, la scena si è spostata nella spettacolare cornice dell’AMP di Portofino, precisamente nella magica insenatura di Cala dell’Oro. Si tratta di un’area classificata come Zona A, ovvero di riserva integrale, dove l’ecosistema è protetto da un vincolo assoluto: niente navigazione, niente ancoraggio o ormeggio, stop a immersioni, snorkeling, balneazione e a qualsiasi disciplina di pesca. Anche in questo caso, l’incursione non autorizzata di due imbarcazioni e tre subacquei è stata intercettata tempestivamente, portando al blocco immediato dei trasgressori da parte degli uomini della Guardia Costiera con relative e pesanti sanzioni amministrative.

Aree Marine Protette controlli
Photo credits: LeccePrima.

Oltre la pattuglia: l’evoluzione della tutela costiera

Questi due episodi evidenziano una svolta epocale nella gestione degli spazi marittimi protetti. La classica attività di pattugliamento a raggio visivo viene integrata da un’infrastruttura di monitoraggio remoto in grado di coprire ampie porzioni di mare in ogni condizione di luce. Le coordinate del trasgressore vengono inviate direttamente ai radar ed ai tablet di bordo dei mezzi di soccorso e vigilanza, che muovono a colpo sicuro verso la posizione esatta della violazione.

Ma la rivoluzione in atto non riguarda unicamente la prevenzione e la punizione dei comportamenti illeciti. C’è un’anima scientifica di primaria importanza che viaggia di pari passo con la sicurezza. Attraverso la maxi iniziativa DigitAP, sostenuta dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica con la direzione tecnica dell’ISPRA, le riserve marine italiane stanno adottando un arsenale tecnologico d’avanguardia: droni aerei per il sorvolo costiero, ROV idrodinamici per l’ispezione dei fondali, droni marini di superficie (USV) e ottiche tridimensionali per il censimento della flora e della fauna. Per rendere operativo questo ecosistema, l’ISPRA sta inoltre conducendo moduli formativi specifici dedicati al personale di custodia e tutela.

Contemporaneamente, undici Aree Marine Protette lungo la penisola sono state collegate a una rete avanzata di monitoraggio subacqueo. Attraverso boa radiometriche e una catena di sensori immersi fino a 40 metri di profondità, parametri vitali come temperatura dell’acqua, salinità, livelli di ossigeno disciolto e concentrazione di clorofilla vengono misurati ogni trenta minuti. Si stimano quasi due milioni di dati rilevati all’anno, destinati a confluire in banche dati centralizzate ed elaborate insieme ai rilievi satellitari del programma europeo Copernicus Marine.

Aree Marine Protette controlli
Photo credits: La Stampa.

Cosa cambia per il diportista: prevenzione, carte e responsabilità

Se da un lato la ricerca scientifica trae enorme beneficio da questa miniera di dati, per l’appassionato di diporto la lezione è chiara: il margine per la superficialità si è azzerato. Fare affidamento sulla sorte o sul classico “tanto non c’è nessuno” equivale oggi a un rischio calcolato malissimo. Prima di dare voce ai motori o spiegare le vele verso una baia incantevole, diventa fondamentale consultare con attenzione le carte nautiche aggiornate, i Portolani e i regolamenti specifici dell’AMP che ci si appresta a visitare.

Le maglie dei divieti non sono uguali ovunque:

Zona A (Riserva Integrale) – Il santuario assoluto. Accesso vietato a chiunque salvo autorizzazioni scientifiche.

Zona B e Zona C (Riserva Generale e Parziale) – La regolamentazione varia sensibilmente in base alla zonizzazione locale, alla stazza dell’imbarcazione, alla tipologia di propulsione e alle modalità di ormeggio (spesso consentito solo su appositi campi boe predisposti per evitare la distruzione dei praterie di Posidonia oceanica).

La digitalizzazione del mare italiano è una realtà consolidata. Imparare a conviverci, rispettando gli ecosistemi e pianificando ogni rotta con rigore, è l’unico modo per continuare a godere delle meraviglie delle nostre coste in totale serenità.

Photo credits immagine apertura: Blueconomy.

David Ingiosi

Giornalista professionista, appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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