Per ridurre l’impatto ambientale delle tradizionali vernici antivegetative a base di sostanze tossiche, molte aziende e ricercatori in ogni parte del mondo stanno da tempo elaborando sistemi alternativi per contrastare il fenomeno del fouling.

Dura la vita per le antivegetative di vecchia generazione. Dal 1 gennaio del 2019 infatti non possono più essere applicate sulle carene delle barche antivegetative inquinanti. La svolta di questa rivoluzione normativa in chiave “green” è stata l’inibizione totale dell’uso di buona parte dei micidiali veleni, chiamati “biocidi” che un tempo venivano utilizzati nelle vernici anti fouling. Oggi sono solo una dozzina le molecole biocide con potere antivegetativo consentite dal regolamento europeo in vigore dal 2018 e assorbito anche in Italia a partire da quest’anno.

Le antivegetative attuali per essere in regola utilizzano essenzialmente dei componenti organometallici (rame o zinco) e organici (funghicidi, battericidi, alghicidi) che riducono notevolmente l’impatto nocivo sull’ambiente. Nel frattempo tuttavia molte aziende, start-up e ricercatori da ogni parte del mondo stanno cercando di risolvere il problema elaborando sistemi alternativi alle vernici antivegetative per contrastare il fenomeno del fouling e mantenere pulita la carena il più a lungo possibile.

Al momento si tratta nella maggior parte dei casi di soluzioni non definitive a livello di efficacia ma spesso utili come complemento delle vernici tradizionali, per esempio per allungarne la durata. Vediamo quali sono le principali alternative a cui possono ricorrere i diportisti che vogliono avere carene pulite e a prova di fouling.

Wrapping: niente vernici, solo pellicole

Una delle soluzioni alternative alle classiche vernici antivegetative è il wrapping, ossia l’applicazione sulla carena di speciali pellicole per la maggior parte al silicone che creano una superficie troppo liscia per la colonizzazione degli organismi sullo scafo. Con questa tecnica il silicone è fissato a un film che si applica alla carena come una normale pellicola adesiva, un po’ come avviene per esempio in campo aeronautico o sui treni. I vantaggi di questa applicazione sono almeno tre: il silicone è molto efficace contro alghe e microrganismi, la superficie su cui è applicato il film può essere pulita con una spugna e la pellicola pesa meno dei tradizionali strati di antivegetativa.

Di contro, il posizionamento della pellicola in modo uniforme è tutt’altro che semplice e serve un professionista. Le strisce inoltre devono essere applicate con grande precisione e rifinite nei punti di congiunzione con dello stucco al silicone.

Il potere antifouling del silicone

Per ora questa tecnologia è nuova e a fronte di costi ancora alti (si parla di circa 5.200 euro per una barca di 7,50 metri) non si conosce la durata effettiva della pellicola immersa e sottoposta alla normale usura, anche se i produttori parlano di circa 5 anni. Le aziende che propongono questa tecnologia sono diverse, tra le quali le europee Uniflow e Micanti. Le pellicole in silicone agiscono senza l’ausilio di sostanze chimiche nocive per l’ambiente, pertanto una loro diffusione potrebbe essere un grande passo avanti nel rispetto dell’ecosistema marino.

Stop al fouling con gli ultrasuoni

I sistemi a ultrasuoni sono una delle alternative più promettenti all’antivegetativa. Sono già in commercio da qualche anno e molti armatori li utilizzando con soddisfazione sulle proprie barche. Il sistema utilizza uno speciale apparecchio costituito da un’unità di controllo e un numero di trasduttori a ultrasuoni che varia a seconda della lunghezza della barca. Quando il sistema è attivo i trasduttori emettono ultrasuoni in diverse frequenze creando un sottile strato di micro bolle d’aria per il fenomeno conosciuto come “cavitazione”. Questo rende difficile l’attecchimento di organismi incrostanti e alghe, inoltre le onde ultrasoniche danneggiano le cellule delle alghe e degli altri micro organismi. I trasduttori possono essere posizionati, a seconda dei modelli, sia in acqua che all’interno dello scafo e in ogni caso non è necessario forare la carena in nessun punto. L’installazione di questi dispositivi peraltro è molto semplice e non necessita di tecnici specializzati.

L’antifouling a ultrasuoni non rilascia in alcun modo sostanze chimiche tossiche nell’ambiente e, grazie alla sua azione limitata allo scafo non costituisce un pericolo per l’ecosistema acquatico. Allo stato attuale questa tecnologia non è in grado di sostituire del tutto la vernice antivegetativa ma può prolungarne significativamente la durata, fino a anche a raddoppiarla.

Nuove vernici a base di resina e polvere di rame

Più vicina alle antivegetative tradizionali, ma non altrettanto nociva, è la possibilità dopo avere carteggiato a dovere lo scafo fino al guscio di dare più mani di resina mischiata con della polvere di rame, sostanza biocida per eccellenza. Questa tecnica è proposta per esempio dai prodotti Coppercoat e M300, due resine bicomponenti (epoxy per Coppercoat e poliestere per M300) miscelate con polvere di rame. In teoria la longevità del trattamento e la scorrevolezza dello scafo sono garantite, ma lo svantaggio consiste nell’estrema difficoltà di carteggiare e ritornare al guscio originale se si dovesse ripetere l’operazione.

Idrolavaggio, teli anti organismi e vasche all’ormeggio

Chi non vuole utilizzare prodotti antivegetativi, può affidare la pulizia della carena a speciali rulli in stile autolavaggio. Se infatti utilizzato frequentemente, il lavaggio della carena annuale con idropulitrice, quindi profondo e con una buona pressione, può arrivare a raddoppiare la vita delle normali antivegetative e in alcuni casi. a sostituire completamente l’antivegetativa. Al momento tale sistema non è ancora molto diffuso e non può funzionare per le imbarcazioni con doppio timone o bichiglia.

Ci sono poi alcune alternative che possono essere messe in atto ogni volta che si ormeggia la barca. Una è il Parefouling, ossia uno speciale telo che posto sotto la carena della barca tiene l’opera viva al buio e limita la colonizzazione di organismi. L’altro è una sorta di vasca realizzata dalla società DockPro da tenere nel posto barca abituale in cui lo scafo rimane in acqua, ma non a contatto con questa. in Australia è molto utilizzato, ma per ora in Europa non si è ancora visto.

C’è infine l’alternativa alle vernici antivegetative più naturale ed efficace di tutte: la navigazione. Più la barca naviga, infatti, migliore è il protrarsi dell’effetto antivegetativo nel tempo. In pratica l’azione dello scivolamento dello scafo sull’acqua di per sé “pulisce” la carena dagli organismi e consuma lo strato esterno della vernice, rinnovandone le caratteristiche iniziali di barriera alla proliferazione di organismi sulla carena.

 

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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