In caso di maltempo con vento forte e frangenti esistono dei dispositivi mediante i quali si può rallentare la barca, stabilizzarla, limitarne lo scarroccio ed evitare il rischio di traversarsi o capovolgersi. Sono le ancore galleggianti e le spere, due dispositivi che spesso vengono confusi o indicati allo stesso modo. Vediamo in cosa differiscono, quando si usano e quali vantaggi comportano.

Le condizioni meteomarine avverse possono rendere la navigazione rischiosa e far perdere il controllo dell’imbarcazione. In questi casi è necessario rallentare e cercare di stabilizzare lo scafo. Come? Gettando in acqua un’ancora galleggiante a paracadute oppure a trascinamento. Nell’uso nautico si indicano con il termine “ancore galleggianti” sia le spere, che sono degli elementi di frenatura fissati a poppa, che le ancore galleggianti vere e proprie, che sono dei paracadute fissati a prua. La nomenclatura inglese per questi preziosi dispositivi di sicurezza dell’imbarcazione usa due termini distinti: “drogue” per la spera e “sea anchor” per l’ancora galleggiante, una distinzione che anche i marinai italiani dovrebbero adottare.

Vediamo nello specifico a cosa servono questi componenti, come vanno utilizzati e quando bisogna utilizzarli.

 Vento forte

Metti una spera a poppa per frenare

Le spere sono dei cavi dotati di appendici che, calati di poppa, rallentano la barca riducendo così il pericolo di traversarsi e di capovolgersi quando lo scafo viene colpito da grosse onde. Gli studi marittimi sulla sicurezza della navigazione attestano l’assoluta necessità di approntare le spere con onde frangenti di potenza tale da essere in grado di rovesciare la barca e le ritengono comunque molto utili anche con frangenti di potenza inferiore. Se una barca viene colpita da un frangente infatti può venire sollevata dalla schiuma ed essere trascinata via a grande velocità magari senza danni, ma se qualche parte della barca inciampa nell’acqua ferma sono guai: la barca si traversa o addirittura si capovolge e se inciampa di prua può anche fare una capriola, nel caso in cui il frangente abbia abbastanza potenza.

Ancora galleggiante spera
L’assetto ideale di una spera

La spera evita proprio questo tipo di incidenti, ma per essere efficace deve essere in grado di presentare una resistenza pari a circa il 75 per cento del dislocamento della barca. Una spera deve entrare in tiro subito, frenare la barca in modo che il frangente passi avanti velocemente senza riuscire a coricare o capovolgere la barca. Inoltre deve produrre un tiro simmetrico, grazie al quale mantiene la barca con la poppa al mare e la barca non ha bisogno di timoniere.

Spera

Spera utile anche ai pescatori

La spera è utilizzata anche nella pesca in drifting. Rallentando la barca infatti permette alle esche piombate di affondare meglio oppure consente di correggere un non corretto posizionamento dell’imbarcazione: molte barche infatti non si posizionano esattamente con la murata sulla perpendicolare della risultante del vento e della corrente.

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L’ideale sarebbe avere la barca con la poppa indirizzata al senso del moto ondoso e della corrente (diminuzione del rollio, canne posizionate correttamente) in modo che la barca sia reattiva nel caso in cui il pesce parta in direzione della prua. Anche nel bolentino di alta profondità si usano una o due ancore galleggianti posizionate a poppa per limitare lo scarroccio del natante al fine di far raggiungere alle esche la profondità e il punto prefissati.

Ancora a paracadute recupero

L’ancora a paracadute tiene ferma la barca

Le ancora galleggianti sono invece dei paracadute o dei grandi coni che servono a tenere ferma la barca, proprio come un’ancora tradizionale, lasciando la prua contro il vento e il mare. In realtà non la fermano completamente: l’ancora galleggiante ha bisogno infatti di una certa trazione per restare aperta, ma basta poco e poi non deve lasciare indietreggiare la barca troppo velocemente altrimenti romperebbe il timone. Solitamente l’ancora galleggiante è legata a prua alla redancia, filando in acqua una cima galleggiante, dove contribuirà a mantenere alla cappa l’imbarcazione, limitando l’influenza del vento e tenendo quindi la prua alle onde e al vento. In caso di mare molto mosso o in burrasca è anche possibile legarla a poppa, in modo da rallentare l’andatura.

Ancora galleggiante assetto
Assetto ideale di un’ancora galleggiante

Cime in chiaro, boette e controlli alle bitte

Nelle ancore a paracadute più comuni la cima principale è in nylon per assicurare una certa elasticità al sistema. Collegare all’ancora una boetta segnaletica può aiutare sia a non farla affondare che a recuperarla, perché avendo una superficie abbastanza ampia, non è proprio facile da riportare a bordo. Affinché funzioni correttamente, l’ancora a paracadute deve stare nello stesso ciclo d’onda della barca, in modo da andare su e giù seguendone il moto. In caso contrario lo scafo sarà sottoposto a violenti strattoni: per evitare che questo accada è meglio avere cima in abbondanza a bordo da rilasciare nel caso fosse necessario allungarla per portare lo scafo nel corretto ciclo d’onda.

Prima di gettare l’ancora occorre controllare che la cima sia in chiaro e per agevolare la barca a rimanere con la prua al vento e diminuire il rollio, si può anche lasciare a riva qualche metro di randa. Il motivo principale per il quale questo sistema potrebbe non risultare efficace è la tenuta della cima. Per questo si può anche aggiungere della catena. Una volta che l’ancora è in posizione, il timone può essere bloccato. Bisogna inoltre prestare attenzione alle bitte sulle quali si da volta alla cima dell’ancora perché vengono sottoposte a carichi elevati, oltre a monitorare che l’ancora non affondi per mancata pressione di acqua trascinando con sé anche la prua della barca.

La differenza tra i due dispositivi è quindi che la spera è un generatore di resistenza idrodinamica, mentre l’ancora galleggiante è un elemento di grande massa (l’acqua contenuta) difficile da spostare. Entrambi andrebbero imbarcati per far fronte alla navigazione con cattivo tempo che il buon marinaio sa evitare ma che a volte è costretto per forza di cose a superare in tutta sicurezza.

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David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore e reporter per testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici

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