Alessio Campriani: “Ho fatto l’Atlantico con un Tridente 16!”

L’appassionato di vela Alessio Campriani a bordo di un Tridente 16 di appena 5 metri non abitabile, senza cabina né bagno né zona di cottura, è riuscito ad attraversare l’Atlantico dal Portogallo alla Guadalupa.

Quello che si aspettava dall’oceano è arrivato, ma non lo ha fermato. Gli imprevisti, le onde enormi, qualche infortunio, il vento contrario. Alla fine però Alessio Campriani, appassionato velista di Città di Castello, Umbria, ce l’ha fatta a portare a termine la sua piccola impresa. Attraversare l’Atlantico con una barca minuscola, di appena 5 metri, costruita e progettata a Città di Castello.

Per realizzare il suo sogno Alessio è partito da una celebre deriva, un Tridente 16, completamente trasformato per poter superare il viaggia atlantico e che lui ha battezzato “Pinky I“. Quando tutto era pronto lo scorso febbraio Campriani è partito da Lagos, in Portogallo e ha navigato fino alle coste della Guadalupa, nei Caraibi, dove è arrivato il 5 aprile alle ore 7,40 italiane.

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Alessio Campriani

Volontà più forte di maltempo, avarie, infortuni

Il navigatore è stato quindi trainato nel porto di Pointe-à-Pitre a bordo di quella piccola deriva trasformata in barca oceanica. Nonostante le innumerevoli difficoltà incontrate durante il tragitto Alessio è riuscito a completare il suo percorso: “Negli ultimi giorni la navigazione è stata rallentata dalla mancanza di vento – spiega Alessio al suo arrivo – e ho dovuto razionare viveri e acqua. Poi ho dovuto gestire diverse avarie a bordo, tra cui la rottura di una delle vele e vari piccoli problemi di salute. Sono felice però e devo dire un grazie a tutte le persone che hanno collaborato a questa impresa”.

I momenti più duri della traversata Campriani li ha passati quando ha incontrato forti raffiche di vento e onde altissime che gli hanno procurato danni alle vele e alle attrezzature di bordo. Problemi che tuttavia non gli hanno impedito di proseguire verso i Caraibi.

Alessio Campriani

Dall’Umbria senza mare alle acque dei Caraibi

“Vale la pena ricordare – dice ancora Alessio – che l’imbarcazione non è abitabile: non ha cabina né bagno né zona cottura. Non è dotata di spazi vivibili al coperto a eccezione di una cellula di sopravvivenza di 1 metro quadrato, utilizzabile solo in caso di emergenza”. La Pinky I è stata costruita in modo artigianale da Alessio insieme al suo team tecnico per compiere un’impresa coraggiosa: attraversare l’Atlantico in solitario, senza motore né assistenza. Quello che rende ancora più particolare la sua storia è il fatto che Alessio è nato e vissuto a Città di Castello, in Umbria, una regione dell’Italia centrale che non si affaccia sul mare.

Dopo aver completato e collaudato la sua barca, Alessio era partito da Lagos in Portogallo, già il 4 novembre 2022, con l’intenzione di raggiungere Guadalupa. A causa di un problema di salute tuttavia aveva dovuto interrompere questo primo tentativo.

Dopo quasi 3 mesi, il 27 febbraio scorso era ripartito. Ma altri problemi lo avevano costretto a dirottare la barca verso le isole di Capo Verde dove si era fermato alcuni giorni. Si è quindi rimesso in mare il 13 marzo dirigendosi a Sud per uscire dalle isole portoghesi e poi mettere la prua a Ovest, verso i Caraibi. Per coronare il suo sogno…

 

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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