Albert Einstein, il “Tummler” e la passione per la vela

Il genio della fisica, Albert Einstein, praticò la vela per tutta la vita, una passione che viveva con la stessa intensità con la quale affrontava i suoi studi scientifici. Il “Tummler”, una barca in legno di 7 metri regalatagli per i suoi 50 anni fu il suo grande amore.

Per essere un buon velista e condurre un’imbarcazione al meglio non è necessario essere un esperto di fisica. Si può navigare e provare splendide emozioni anche senza sapere nulla di teoria della vela. Sicuramente però conoscere i “segreti” che permettono a una barca di essere governata, consente di acquisire maggior sicurezza e avere grande soddisfazione. Era forse per questa ragione che un vero genio della fisica, Albert Einstein, famoso come uno dei più importanti scienziati del XX secolo, era anche un appassionato velista.

Iniziò a navigare quando aveva circa 20 anni sul lago di Zurigo e il suo equipaggio era spesso la figlia della sua padrona di casa, Suzanne Markwalder. La stessa descrisse in seguito che quando il vento calava e le vele si afflosciavano, Einstein tirava fuori un taccuino e cominciava a scarabocchiare appunti su un taccuino che aveva sempre con sé. All’epoca il fisico stava già lavorando alla celebre Teoria della Relatività. Certo è che la passione di Einstein per la vela non era solo un hobby, ma era intrinsecamente legata alle sue ricerche scientifiche. La barca e il mare gli offrivano un collegamento tangibile e reale alle sue teorie astratte. Il flusso e riflusso delle maree, la relatività del moto durante la navigazione. Tutti fenomeni che potevano essere ricondotti al suo lavoro innovativo.

Albert Einstein

Un fantastico regalo per i suoi 50 anni

Conoscendo la passione Einstein per la vela, il 14 marzo del 1929, giorno del suo 50° compleanno, tre suoi amici di Berlino, i banchieri Henry Goldman, Otto Jeidels e Siegfried Bieber decisero di regalargli la barca dei suoi sogni. Avevano in mente una piccola barca a vela con motore ausiliario e una superfice velica che doveva essere il più possibile ridotta. Insomma cabinato che fosse facile e non faticoso da gestire visto all’epoca Einstein aveva problemi di salute. I tre amici commissionarono il disegno della barca al progettista Adolf Harms e la fecero costruire al cantiere Berkholz & Garsch sotto la supervisione dello stesso progettista. Il costo totale fu di 15.000 marchi.

Nacque così il “Tummler”, che in tedesco significa “delfino”. Si trattava di un delizioso sloop in legno di 7 metri, largo 2,35 e con una deriva mobile che portava il pescaggio da 0,33 a 1,25 m. Il piano velico, moderno per l’epoca, aveva una grande randa di 16,05 mq, una trinchetta di 3,95 mq e un bel fiocco di 8,25 mq. Il propulsore che aiutava la barca a ormeggiare e navigare in assenza di vento era un entrobordo di 6 cavalli dotato di un motore di avviamento e di un generatore.

Gli interni della barca erano realizzati in legno di mogano e ospitavano una cabina con due cuccette e, cosa molto particolare per l’epoca, un locale wc. Lo spazio sotto il ponte di poppa poteva essere chiuso a chiave e serviva come stiva per parabordi, secchi, taniche di benzina di ricambio e altri oggetti simili.

Albert Einstein

“In barca il professore diventa un bambino”

Albert Eistein era innamorato della sua barca. Per lui uscire con il “Tummler” era un vero piacere e lo faceva ogni volta che poteva. Già dopo le prime navigazioni scrisse al progettista: “La barca ha il mio più grande apprezzamento e anche quello di tutti coloro che hanno navigato con essa. Combina una grande stabilità con una mobilità e una facilità d’uso relativamente grandi.”

Rudolf Kayser, marito della figliastra di Einstein, Ilse, nella biografia dedicata allo scienziato pubblicata nel 1930 scriveva di questa passione: “Mentre la sua mano tiene il timone, Einstein spiega con gioia le sue ultime idee scientifiche agli amici presenti. Fa navigare la barca con l’abilità e l’impavidità di un bambino. È lui stesso a issare le vele, ad arrampicarsi sulla barca a vela per stringere i cavi e le cime e a maneggiare barre e ganci per regolare le vele. La gioia per questo hobby gli si legge in faccia, riecheggia nelle sue parole e nel suo sorriso felice”.

Albert Einstein

La Gestapo sequestra il “Tummler”

Ma la felicità per la sua barca a vela non doveva durare a lungo. A seguito della presa di potere di Hitler nel 1933 Albert Einstein dovette scappare negli Stati Uniti e tutti i suoi beni furono confiscati il 12 giugno 1933 dalla Gestapo, compresa la sua amata barca a vela. Il fisico aveva cercato fino all’ultimo di salvare il “Tummler” chiedendo all’amico Hermann Schumann di portare la barca nei Paesi Bassi, presso il suo cantiere a Potsdamer Strasse dove sarebbe stata al sicuro. L’azione tuttavia era pericolosa e Schumann non acconsentì al desiderio di Einstein.

Lo stesso giorno del sequestro, la polizia pubblicò il seguente comunicato: “Confiscata la barca a motore veloce di Einstein. Il motoscafo del professor Einstein che era ormeggiato in un cantiere navale a Caputh, vicino a Potsdam, è stato confiscato e sequestrato per il Reich. Si dice che Einstein avesse progettato di contrabbandare la barca a vela in un Paese straniero. La barca a vela ha un valore di 25.000 marchi. È curioso che la barca a vela di Einstein sia stata trasformata in barca a motore e che il valore dichiarato della barca a vela nell’annuncio sia superiore al valore a nuovo.

Photo Credits: Ullstein Bild.

Venduta a un dentista per 1.300 marchi

Nel gennaio 1934 fu ordinato alla polizia di vendere la barca evitando che fosse nuovamente acquistata da nemici pubblici. Così il 28 febbraio 1934 poteva leggersi il seguente annuncio: “Barca a vela con motore d’avviamento, attrezzatura supplementare, massicciamente costruita in mogano, in buone condizioni, con 20 m² di vele, ormeggio Caputh, Potsdamer Straße 27”.

Arrivarono 4 offerte di acquisto. Un velista di Potsdam offrì 600 marchi, mentre un medico di Berlino era pronto a pagare da 1000 a 1200 marchi. Poi all’inizio di marzo il dentista Dr. Wilhelm Fiebig di Nowawes, vicino a Potsdam con una lettera offrì 1.200 marchi. Poi ancora si fece avanti il club sportivo della Reichsbahn che voleva acquistare la barca per l’addestramento delle giovani generazioni. Il club offrì 1300 marchi, ma a quel punto lo stesso Dr. Fiebig si oppose con successo a questa offerta e aumentò la sua offerta a 1.300 marchi.

Gli ultimi anni navigava sul “Tinef”

Molti anni dopo, nel 1945 a guerra ormai finita, Albert Einstein che si trovava ancora negli Stati Uniti, inviò una lettera alla comunità di Caputh, vicino a Berlino, dove si trovassero le sue proprietà, compresa la sua adorata barca a vela. La comunità indagò ufficialmente, ma le tracce della barca si perdevano alla fine degli Anni 30.

Ma Einstein non smise mai di praticare la vela. Per la sua vecchiaia scelse una barca meno impegnativa di 5 metri, il “Tinef”, con cui usciva appena poteva a Huntington, Long Island, vicino all’università statunitense dove insegnava. La tenne fino alla sua morte, nel 1955.

Johanna Fantova, bibliotecaria di Princeton e amica di lunga data di Einstein, con la quale navigava spesso sul lago Carnegie negli Anni 40, scrisse nelle sue memorie: “La salute di Einstein cominciò a deteriorarsi, ma continuò a impegnarsi in quello che rimase il suo passatempo preferito, la vela. La sua precisione analitica lo aiutava a calcolare il minimo movimento dell’aria, anche in una giornata quasi senza vento. Raramente l’ho visto così allegro e di umore così leggero come quando navigava”.

David Ingiosi

Appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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