A bordo di un’Imoca 60 andare in bagno è un incubo

Può essere una domanda banale per un velista esperto, ma la risposta non è poi così scontata: come si fa ad andare in bagno sulle barche da regata? Semplice, adattandosi agli ambienti spartani, rinunciando alla privacy e giocando agli equilibristi.

Come andare in bagno sulle barche da regata. Quando nel 2019 la giovane attivista ambientale Greta Thunberg s’imbarcò su “Malizia II”, la barca da regata di Pierre Casiraghi, per compiere la traversata da Londra a New York per prendere parte al summit Onu sul clima e gli venne detto che a bordo la toilette consisteva in un secchio. Lei ,con il tipico aplomb nordico, rispose semplicemente “Well, ok”. Aggiungendo che aveva messo in conto che sarebbe stato un viaggio faticoso, ma l’importante sarebbe stato arrivare.

La barca a vela di Pierre Casiraghi infatti non era un cabinato qualunque, ma un Imoca 60, una di quelle che prendono parte al Vendée Globe, il giro del mondo in solitario senza scalo e senza assistenza. Su queste barche da competizione gli ambienti interni sono molto essenziali, per non dire spartani, e componenti normali su altre barche, come il bagno, semplicemente qui non sono previsti.

Bagno regata

Niente doccia a bordo: la toilette è un secchio!

La regola generale è che sulle barche da regata c’è spazio solo per l’essenziale: si dorme non in cabina, ma con il sacco a pelo sulle cuccette cosiddette “di guardia” che in pratica sono brandine, allestite tra montagne di cavi e la strumentazione di bordo, compresi sacchi di vele e generatori a idrogeno e impianti a pannelli solari. C’è anche chi dorme stendendosi in uno spazio libero e incastrandosi tra oggetti che trattengono il corpo quando la barca s’inclina tutta tra le onde. Per cucinare si ricorre a un fornelletto da campeggio. Figuriamoci se può esserci un ambiente dedicato esclusivamente a bagno e doccia.

Questo è lo standard sugli Imoca 60, ma anche sui Vor 65, così come sui più piccoli Mini 6.50. All’interno di queste barche gli spazi veramente vivibili per gli equipaggi sono pochi e angusti. Nei punti cruciali degli interni viene stivata l’attrezzatura indispensabile: vele, utensili, pezzi di ricambio, cambusa e abbigliamento tecnico. Tutto va spostato da sopravvento a sottovento, da prua a poppa, a ogni cambio di bordo o variazione di intensità del vento in una scomodità generale che difficilmente è riproducibile su qualsiasi altra barca a vela.

L’unica eccezione sono i Class 40 che hanno uno o più bagni a bordo perché in realtà è obbligatorio secondo le regole di classe. Ma anche qui generalmente l’equipaggio non li usa durante le regate si trasformano in un armadio di stoccaggio di attrezzature varie o cala vele.

Bagno regata
Photo Credits: Guillan Grenier

Andare in bagno: tutto un gioco di equilibrio

A questo punto la domanda sorge spontanea. Ma allora come si fa ad andare al bagno? Semplice, all’esterno della barca, sul ponte di coperta, con la privacy che va a farsi benedire. I maschi in genere si mettono sul lato sopravvento, in fondo alla barca. Lì, in un atto di equilibrio, si aggrappano alle sartie o a una cima, si aprono la cerata e cercano di districarsi tra pantaloni in gore-tex e mutande in lana Merino. Se c’è mare si viene spruzzati ogni 10 secondi dalle onde, si cerca di tenere la posizione e fare il più in fretta possibile. Le donne invece usano invece una sorta di orinatoio tascabile che poi lasciano sul ponte e che in pochi secondi sarà risciacquato dai frangenti.

Per i rifiuti biologici solidi invece tutti usano il classico bugliolo. Anche qui si appartano in coperta e giocano agli equilibristi tenendosi a qualche appiglio e cercando di centrare il secchio che può essere riempito con un po’ d’acqua oppure con un sacchetto biodegradabile. Anche per pulirsi, oltre agli spruzzi d’acqua naturali si usano carta igienica e salviette deumidificate biodegradabili.

Bagno regata

Donne e uomini, non c’è differenza

Sembra dura, fisicamente e mentalmente, e sicuramente lo è, ma dopo un po’ ci si abitua. C’è da dire in ogni caso che a livello fisiologico in una barca da regata, il corpo umano funziona in modo diverso dalla terraferma. Ci si muove in continuazione per effettuare le manovre; ma anche solo per tenersi costantemente in equilibrio su un mezzo che corre a tutta tra onde, vento e mare formato. Quasi sempre la barca è sbandata e l’equipaggio è sempre esposto al freddo o al caldo e a rumori continui che stressano il corpo all’inverosimile.

In queste condizioni si mangia solo quando si ha fame, in fretta, e il corpo consuma molto di più che sulla terraferma, producendo in realtà meno rifiuti funzionali. Anche i ritmi biologici di conseguenza saltano, soprattutto i primi giorni di navigazione, poi con il tempo anche i più ostici o sensibili, devono arrendersi. E anche in fatto di andare al bagno, non c’è che una scelta.

David Ingiosi

Giornalista professionista, appassionato di vela e sport acquatici, esperto di diporto nautico, ha una lunga esperienza come redattore, reporter e direttore di testate nazionali e internazionali dove si è occupato di tutte le classi veliche, dalle piccole derive ai trimarani oceanici, compresi tutti i watersports.

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